Alchimia in san Domenico a Bologna

  • settembre 11, 2014 - 4:13 pm
  • radoani

La città di Bologna è davvero bellissima e racchiude tesori d’arte ovunque, molti dei quali sconosciuti. Incuriosita la primavera scorsa da una locandina che invitava a visite guidate nella Basilica di san Domenico soprattutto in parti che solitamente non sono aperte al pubblico,

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mi sono recata al Convento e, come sono solita, ho fatto molte foto. Davvero interessante! Soprattutto la zona dell’antica sede dell’Inquisizione e la meridiana interna (la più antica di Bologna).

Ma quello che mi ha lasciata davvero di stucco è stato il magnifico coro ligneo della Basilica, risalente al XVI secolo. Un coro molto grande a due file di scranni, completamente a pannelli intarsiati, perlopiù raffiguranti scene dell’antico e del nuovo testamento. Alcuni pannelli presentano inoltre inserti di madreperla o d’argento che rendono il tutto davvero interessante dal punto di vista artistico. Il pannello della creazione per esempio presenta anche una antica cartina geografica del mondo così come si conosceva allora. Da subito però, in mezzo agli scranni laterali (di destra e sinistra) mi balza agli occhi uno strano oggetto raffigurato che attira tutta la mia attenzione

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Che cosa può essere? Un uovo con il buco legato da un nastro? Ma che senso avrebbe? E perché questo ha il suo corrispettivo in maniera esattamente speculare dall’altra parte del coro?

Ho immediatamente collegato questa immagine all’uovo filosofico. L’arte (alchemica) sarebbe paragonabile all’uovo, simbolo primario dei 4 elementi: il guscio è la terra, l’albume è l’acqua, la membrana interna è l’aria e il tuorlo è il fuoco. Il quinto elemento, o quintessenza corrisponderebbe al pulcino che ne esce. Spesso in alchimia si raffigura un uovo con il buco proprio per significare che dall’unione dei 4 elementi ne esce un quinto, il lapis, che corrisponde alla chiaroveggenza data dalla conoscenza superiore e all’acquisizione dell’immortalità. In realtà in alchimia si tratta spesso di un uovo di serpente e forse non è a caso che sopra a questa immagine dell’uovo vi sono rappresentazioni della Scrittura dove viene rappresentato proprio un serpente. Sopra a un uovo vi è la raffigurazione della lotta di Davide contro Golia, ma la fionda che è rappresentata a terra è inequivocabilmente a forma di serpente. Un caso?

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In un’altra parte del coro vi è invece rappresentata la doppia aquila: il mercurio alchemico. E si trova di fronte a una delle uova.

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Ho raggiunto la parte centrale del coro e lì mi sono trovata di fronte ad uno spettacolo che, secondo me, ha dato il senso a questi strani pannelli che sembravano quasi senza senso per un coro monacale del 1500, fra tante raffigurazioni bibliche. Alchimia, si parla di alchimia in questo coro e probabilmente pochi lo sanno.

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Non c’è dubbio: queste sono raffigurazioni alchemiche, compiute in un periodo in cui alchimia e mistica si intersecavano volentieri e le raffigurazioni alchemiche si sovrapponevano a quelle mistiche e viceversa.

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Fornelli alchemici, sublimazione, serpenti, fuoco alchemico, aquile, sirene a due code, ecc. Tutto indica la trasformazione della materia in sublime, secondo le leggi alchemiche, nascoste tra i classici della sacra Scrittura.

Ricordiamo che all’epoca della creazione del coro era in pieno vigore in quel convento la sacra Inquisizione. In una ricerca fatta alcuni anni fa presso gli antichi manoscritti dell’Inquisizione di san Domenico a Bologna, ho avuto modo di visionare interessanti libelli e scritti alchemici e magici confiscati ad alcune persone inquisite. Ricordo anche che il lavoro dell’Inquisizione, contrariamente a quanto si favoleggia, era maggiormente destinato a combattere l’eresia e quindi i maggiori inquisiti, le persone poste sotto processo, erano perlopiù preti e monache: insomma l’eresia andava combattuta dall’interno. E i libelli e alcuni scritti magici confiscati allora appartenevano non alle cosiddette streghe o meretrici dell’epoca, ma a persone consacrate che ne facevano uso. Doveva quindi essere ben in uso l’alchimia e molti aspetti magici proprio fra le persone di chiesa (i laboratori alchemici stessi erano collocati abitualmente nei conventi dove si praticava anche la prima farmaceutica e la prima chimica). Poco più avanti mi sono trovata di fronte a pannelli che sembravano rappresentare solo poliedri

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Ma anche qui ricordo che l’alchimia ha sempre rappresentato i poliedri come simbolo della geometria divina. Infatti in un pannello troviamo un compasso e una squadra che, è bene sottolinearlo, non sono affatto simboli massonici, ma bensì simboli della geometria divina alchemica. R. Fludd, noto alchimista del XVII secolo (quindi successivo al coro ligneo) descrive bene questo concetto: “L’unità di Dio si manifesta all’interno del mondo visibile ed elementare nella polarità di quiete e moto, simboleggiata dal braccio fisso e da quello mobile del compasso. A unirli è la cerniera dell’amore e della giustizia”. Utriusque cosmi II  

Traggo di nuovo da Internet: “Tutto nasce da Platone: nel suo Timeo egli racconta: ”Quando Dio prese ad ordinare l’universo, da principio il fuoco, l’acqua, la terra e l’aria erano tuttavia in quello stato come ogni cosa dalla quale Dio è assente, che fuoco, acqua terra ed aria siano corpi è chiaro a ognuno….ora bisogna dire quali siano i quattro bellissimi corpi dissimili tra loro, dei quali sono capaci, dissolvendosi, di generarsi reciprocamente. E se scopriamo  la verità intorno all’origine della terra e del fuoco e dei corpi che secondo proporzione siamo in mezzo…..convien quindi comporre queste quattro specie di corpi insigni per bellezza e allora diremo di aver compreso sufficientemente la natura.” Egli si riferiva ai poligoni regolari i cui analoghi nello spazio a tre dimensioni sono i poliedri. Prima di tutto viene il triangolo che è alla base del simbolismo perchè ripete il numero 3. Può essere pienamente espresso soltanto in funzione del rapporto con le altre figure, la seconda il quadrato (4) la terza il pentagono (5) quindi la stella a 6 punte (quella figura che è nota come il Sigillo di Re Salomone – 6). Il triangolo equilatero rappresenta la divinità, (non a caso, in seguito, si ebbe come perfezione la Santissima Trinità), l’armonia e la proporzione. Per quanto riguarda i poliedri, in alchimia il cubo rappresenta la terra, il tetraedo il fuoco, l’icosaedro l’acqua e l’ottaedro l’aria: quindi si ottiene la divina proporzione dell’Armonia Universale, il Numero Aureo: il dodecaedro  stellato che simboleggia sia per Platone che per gli Alchimisti la Quintessenza (l’Etere).

In un altro pannello vi è la raffigurazione (inaspettata) di un orso incatenato che mangia un uovo ed è minacciato da una tigre (o un felino di difficile interpretazione). L’orso non ci sta a fare nulla, se non lo accettiamo come simbolo alchemico della nigredo, l’opera al nero. Traggo da Internet: “La “nigredo”, conosciuta anche come “opera al nero”, è la prima e fondamentale fase di ogni processo alchemico. Il processo della morte dell’Io cioè di tutti i desideri personali è l’Opera al Nero, la putrefazione. Nel periodo della nigredo, ogni elemento materiale, psichico, spirituale, viene gettato in un luogo di putrefazione, per divenire lentamente parte di un “tutto” nero e indiviso. Così come il seme, per dare frutto, deve morire e spaccarsi, ogni frammento materiale, per poter contribuire alla Grande Opera, deve prima essere abbandonato alle tenebre del suo sfacelo fisico, affinchè le impurità inizino ad abbandonarlo e l’intima natura degli elementi possa prepararsi per una profonda e successiva purificazione (“albedo”). L’Arte della Nigredo identifica, quindi, la fase preliminare di introspezione sensoriale (presa di coscienza) dell’esistenza di fattori, elementi e complessi inconsci che ci fanno percepire le immagini come un pallido riflesso della realtà.”.

E’ molto interessante l’immagine dell’orso che mangia l’uovo.

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Infine, vi sono molti altri disegni alchemici intarsiati in questo bellissimo coro che, a prima vista, sembrano messi lì perché non si sapeva cosa raffigurare: la scala a pioli, il gallo, attrezzi da falegname, bilancia, orologi, clessidre, putti alati, chiodi e martelli, campane, poliedri, ecc…

Se ci pensiamo molti di questi simboli sono raffigurati nella bellissima incisione di Albrecht Dürer, Melancholia I, del 1514. L’opera, simbolicamente rappresenta, in termini alchemici, le difficoltà che si incontrano nel tentativo di tramutare il piombo (anime delle tenebre) in oro (anime che risplendono).

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Beh, che dire? Un viaggio avventuroso nell’alchimia più pura, tra le maglie del convento e addirittura in casa dell’Inquisizione. Consiglio davvero a tutti di fare un giro per scoprire altre particolarità di questo splendido coro ligneo del XVI secolo.

Anzi, mi preme ricordare che il Convento ha aperto le porte proprio alle visite guidate nei luoghi finora inaccessibili e lo fa in date specifiche (com’è giusto che sia per non disturbare la quiete e lo studio del convento). Vi sono date ogni mese fino a giugno 2015, per cui segnatevele e fateci un giro.

Naturalmente anche qui sappiate che nessuno vi chiederà nulla o vi obbligherà in nulla, ma questi beni dipendono anche dal nostro aiuto economico, visto che certamente non si può pensare a quello dello Stato o delle BelleArti che sovrintendono.

 

Riporto qui la locandina delle prossime date, certa che molti andranno a visitarlo.

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http://www.bologna.bo/oltre-la-soglia-basilica-di-san-domenico/

Sicuramente scoprirete molti più “segreti” di quelli che io ho scorto, o di quelli che ho scorto ma non vi racconto per non togliere tutta la sorpresa.

Ah, dimenticavo: sapevate che nella basilica è conservato il busto di un santo frate taumaturgo completamente mummificato? Pare che la testa si reggesse da sola e per molto tempo ci fosse la credenza che quando egli avesse reclinato la testa da una parte ci sarebbe stata la fine del mondo. Così, per esorcizzare questa evenienza, si è pensato di bloccargli la testa con un vestito-cappuccio rigido in modo che non la potesse più reclinare del tutto, causando così la fine dei tempi.

Carino no?

 

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