Deprogrammatori condannati

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GIAPPONE

 

Un tribunale prende una decisione storica: i rapitori e i deprogrammatori devono pagare molti milioni di yen per aver cercato di costringere una persona a cambiare religione.

 

  • Toru Goto tenuto prigioniero dai parenti per 12 anni e 5 mesi a scopo di “deprogrammazione” da un pastore evangelico e un’altra persona
  • Il fratello, la cognata e la sorella devono pagare 22 milioni di yen (1 euro=145 yen)
  • Il deprogrammatore Takashi Miyamura deve pagare 11 milioni di yen
  • Il pastore evangelico Yasutomo Matsunaga deve pagare 4.4. milioni di yen
  • I media giapponesi tacciono completamente, come al solito, a proposito di casi come questo.
  • Il rapporto di HRWF “Giappone: rapimento e privazione della libertà finalizzati alla deconversione religiosa” (Japan: Abduction & deprivation of freedom for the purpose of religious de-conversion)  è acquistabile su amazon all’indirizzo: http://www.amazon.fr/Abduction-Deprivation-Freedom-Religious-De-conversion/dp/147763911X

 

Articolo di Willy Fautré

 

HRWF (17.11.2014) – Il 13 Novembre la Corte Suprema di Tokyo ha emesso una sentenza in base alla quale cinque persone (tre parenti della vittima, un pastore evangelico e un’altra persona) dovranno risarcire i danni causati a una persona, che era stata rapita e, che, mentre era tenuta prigioniera, veniva sottoposta a trattamenti finalizzati a farle cambiare religione  contro la sua volontà, nell’arco di 12 anni e 5 mesi, da settembre 1995 a febbraio 2008. 

Nella causa civile intentata da Toru Goto contro tre membri della sua famiglia e i “deprogrammatori” professionisti coinvolti nel caso, il giudice NoriakiSudo della Corte Suprema di Tokyo ha accertato la realtà dei fatti. Fino ad ora, tutti i tribunali avevano negato la natura illegale del rapimento e del tentativo di forzare la vittima, tenuta prigioniera,  a cambiare religione e avevano deciso che questi casi erano “solamente discussioni tra genitori e figli”. 

I primi tre imputati: suo fratello, la cognata e la sorella più giovane, devono pagare un totale di 22 milioni di yen (1 euro=145 yen). Il deprogrammatore professionista Takashi Miyamura deve pagare 11 milioni di yen. Il pastore evangelico Yasutomo Matsunaga,  della Chiesa Cristiana Evangelica di Niitsu (Niigata City), deve pagare 4.4. milioni di yen. 

E’ stato anche stabilito che egli non ha dato solo un “tacito consenso” e “incoraggiamento” alle azioni disoneste della  famiglia di Goto, ma che egli è stato “complice nell’azione finalizzata a limitare la sua libertà e a persuaderlo a cambiare la sua religione”. 

Le accuse formulate contro l’Alleanza giapponese delle Chiese Cristiane, alla quale il pastore Matsunaga appartiene, sono state respinte. 

Nella prima sentenza di gennaio scorso, la corte distrettuale di Tokyo aveva stabilito che i tre membri della famiglia imputati dovevano pagare 4.83 milioni di yen di danni, e Mr. Miyamura doveva pagare in solido 960,000 yen. Le accuse contro il pastore Matsunaga e l’Alleanza giapponese delle Chiese Cristiane, a cui egli appartiene, erano state respinte. Sia le parti offese che gli imputati si erano appellati a questa decisione.

 

 

Informazioni sulla storia di questo caso 

 

Rapimento e prigionia 

Nel 1986 Mr. Goto, allora ventitreenne, era diventato  un membro della Chiesa dell’Unificazione. Nel 1987 c’era stato un primo tentativo di rapirlo e imprigionarlo, perpetrato da suo padre e da altri familiari, ma egli era riuscito a fuggire, circa un mese dopo. Per evitare un’altra esperienza del genere  aveva troncato qualsiasi rapporto con la sua famiglia. 

Otto anni dopo, nel settembre 1995, i genitori del querelante, suo fratello maggiore,  la moglie, e la sorella più giovane, lo hanno rapito dalla loro casa di Hoya City Tokyo (ora West Tokyo City), secondo le istruzioni che avevano ricevuto dal deprogrammatore Takashi Miyamura e da Yasutomo Matsunaga, un ministro cristiano. Goto è stato poi tenuto prigioniero in un appartamento di Niigata City per circa un anno e nove mesi. Matsunaga si recava presso questo appartamento per spingerlo a lasciare la chiesa. 

Nel giugno del 1997 il querelante è stato trasferito a un primo appartamento a  Ogikubo (Tokyo) dove è stato tenuto prigioniero per cinque mesi. Poi è stato trasferito a un altro alloggio (Flower Home) a Ogikubo, dove è rimasto prigioniero per circa 10 anni. Miyamura gli faceva visita regolarmente, insieme ad ex membri della Chiesa dell’unificazione (UC), per convincerlo a lasciare la chiesa. 

Durante la sua prigionia Mr. Goto ha cercato di fuggire molte volte ma ogni volta è stato ripreso e trattenuto dai membri della sua famiglia. Perfino quando ha preso l’influenza e la febbre alta  non gli è stato permesso di andare in ospedale. 

Temendo di non essere liberato dalla sua prigionia prima di morire Mr. Goto  ha fatto lo sciopero della fame per tre volte, per 21 giorni le prime due volte e per 30 giorni la terza.

Nel novembre 2007 pare che i membri della sua famiglia cominciassero a discutere se continuare o no con la prigionia a causa degli alti costi finanziari che essa comportava.

Il 10 febbraio 2008, intorno alle 4 del pomeriggio, suo fratello, sua cognata, sua madre e sua sorella, all’improvviso, gli hanno ordinato di lasciare l’appartamento. Lui era in quel momento emaciato e sofferente a causa del digiuno prolungato. Vestito con il pigiama è stato gettato sul corridoio di cemento di fronte alla porta di entrata dell’appartamento senza nulla, neanche la sua carta di identità.

Mentre si recava al quartier generale della Chiesa dell’Unificazione ha incontrato un membro della sua chiesa che gli ha dato un po’ di denaro così che ha potuto prendere un taxi e raggiungere  un rifugio sicuro. 

Quella sera gli è stato diagnosticato uno stato di grave malnutrizione per il quale è stato ricoverato in ospedale. Si reggeva in piedi a malapena.

“Non potrò mai perdonare le loro azioni. Mi hanno privato della mia dignità umana  e anche del periodo più prezioso della mia vita. Tuttavia i membri della mia famiglia e Miyamura non hanno ancora mostrato alcun rimorso o fatto le loro scuse. Miyamura ha cercato perfino di discolparsi dicendo che non sapeva che la porta di entrata della Ogikubo Flower Home fosse  chiusa a chiave”, ha dichiarato a Human Rights Without Frontiers nel 2011.

La causa legale

 

Nell’aprile 2008 Mr. Goto ha presentato una denuncia alla stazione di polizia di Ogikubo. Tuttavia la polizia non ha condotto alcuna seria indagine  e ha rimandato il caso all’ufficio dei Pubblici Ministeri del Distretto di Tokyo nel febbraio 2009.

Il 9 dicembre 2009 il pubblico ministero ha deciso di rinunciare a procedere con l’incriminazione per insufficienza di prove. 

Il 23 giugno 2010 Mr. Goto si è appellato alla Commissione d’Indagine di Tokyo con la speranza che il caso fosse riaperto.

Il 6 ottobre 2010 l’appello di Mr. Goto è stato rigettato dalla Commissione di Tokyo sulla base del fatto che c’erano troppi dubbi per considerare il caso come un tentativo di costrizione, cattura, prigionia e lesioni.

Il 31 gennaio 2011 egli ha intentato una causa civile contro la sua famiglia e i deprogrammatori.

In una conferenza stampa tenutasi nella serata del 28 gennaio 2014 Mr. Goto, che ha fondato l’Associazione delle Vittime Giapponesi Contro il Rapimento  la Prigionia e la Conversione Forzata per motivi religiosi,  ha detto: 

“Noi possiamo essere in parte soddisfatti perché, nel processo, mio fratello, mia sorella e l’imputato Miyamura sono stati riconosciuti responsabili. Tuttavia siamo molto contrariati dal fatto che non sia stata riconosciuta la responsabilità di Matsunaga. In particolare  noi siamo molto soddisfatti per il fatto che è stata riconosciuta la responsabilità del deprogrammatore  Miyamura. Se si pensa ai numerosi membri della Chiesa dell’Unificazione che sono stati rapiti, tenuti prigionieri  e che hanno sofferto sotto gli ordini dell’imputato Miyamura, credo che anche loro ne siano felici. I rapimenti, le prigionie e le conversioni forzate continuano. Il mio desiderio più grande è che la vittoria di oggi aiuti a sradicare le pratiche di rapimento, prigionia e conversioni forzate”. 

E il suo avvocato, Mr. Nobuya Fukumoto, ha commentato: 

“Il fatto che la corte abbia riconosciuto la responsabilità di Mr. Miyamura è un enorme passo avanti. Tuttavia è molto negativo il fatto che non sia stata riconosciuta la responsabilità di Mr. Yasutomo Matsunaga, ed è senza alcuna giustificazione. Stiamo pensando di appellarci alla decisione”.

 

Rapporti internazionali su rapimento, prigionia, deconversione

Nel 2013 la Commissione Americana Internazionale sulla Libertà Religiosa ha menzionato il sistema giudiziario giapponese perché, nel corso degli ultimi decenni,  ha chiuso gli occhi di fronte al rapimento e alla deprogrammazione forzata di membri della Chiesa dell’Unificazione e di altri “nuovi movimenti religiosi”. Vedi http://www.uscirf.gov/images/2013%20USCIRF%20Annual%20Report%20(2).pdf  (page 302). 

Il Dipartimento di Stato americano ha menzionato il Giappone, per l’inazione di fronte ai casi di oppressione religiosa come quello di Mr. Goto, nel suo rapporto internazionale sulla libertà religiosa del 2010: ”Nel 2008 un membro adulto della Chiesa dell’Unificazione  è stato liberato dopo essere stato tenuto prigioniero, contro la sua volontà, dai membri della sua famiglia e da un deprogrammatore professionista per oltre 12 anni. I pubblici ministeri non avevano affrontato il caso perché non c’erano abbastanza prove. Il caso era stato appellato alla fine del periodo indicato”. 

Human Rights Without Frontiers  ha intervistato, a Tokyo nel 2011, vittime di tentativi di deprogrammazione appartenenti a due Nuovi Movimenti Religiosi e ha pubblicato un rapporto generale sulla questione intitolato “”Abduction and Deprivation of Freedom for the Purpose of Religious De-conversion”, reperibile in Amazon. 

 

La campagna di HRWF a favore di Toru Goto

Nel mese di Luglio 2013 HRWF ha presentato al Comitato per i Diritti Umani un rapporto intitolato: “Giappone: rapimento e privazione della libertà finalizzati alla deconversione religiosa” (Japan: Abduction & deprivation of freedom for the purpose of religious de-conversion), Violazioni degli Articoli 7,9,12,18,23 e 26 dell’ ICCPR, per portare all’attenzione dei membri del Comitato la sua preoccupazione sulla totale impunità di attori non statali che rapivano e imprigionavano persone convertire a Nuovi Movimenti Religiosi fino a quando essi non abiuravano la nuova fede religiosa. 

Vedi il testo di questo rapporto all’indirizzo:

http://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=INT%2fCCPR%2fNGO%2fJPN%2f15101&Lang=en   

Il 14 Novembre 2013 il problema fu sollevato dal Comitato per i Diritti Umani nella sua lista di questioni da sottoporre al Giappone

(Vedi: http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G13/486/27/PDF/G1348627.pdf?OpenElement). 

Il Comitato ha chiesto conto al Giappone del fatto che i casi di rapimento e deconversione forzata non venivano indagati e puniti dallo Stato. Il Giappone, nella sua risposta, negava l’esistenza di questi casi, nonostante, il 28 gennaio 2014, un tribunale giapponese avesse condannato i rapitori e il deprogrammatore di Toru Goto in una causa civile. Il Comitato per i Diritti Umani ha stigmatizzato l’abitudine di Tokyo di far finta di non sentire.

Il 15-16 Luglio 2014 la questione dei diritti umani in Giappone è stata rivista  nell’ambito della centoundicesima  sessione del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nella sesta revisione periodica il diritto alla libertà di religione o credo e il diritto a non essere forzati a cambiare religione è stato affrontato attraverso alcuni rapporti dettagliati preparati dal comitato di HRWF (Bruxelles) e dall’Associazione Giapponese delle vittime di rapimento e deconversione religiosa forzata.

Il Comitato, nelle osservazioni conclusive del 24 Luglio, affermava che “era preoccupato riguardo ai rapporti di rapimenti e imprigionamenti di persone convertite a nuovi movimenti religiosi perpetrati da membri delle loro famiglie nel tentativo di deconvertirli (Art. 2,9,18,26) e chiedeva urgentemente a Tokyo di “prendere misure effettive per garantire il diritto di ogni persona di non essere assoggettata a forme coercitive che comprometterebbero la sua libertà di avere o adottare una religione o credo”. 

HRWF ritiene che le Osservazioni Conclusive del Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite possono giocare un ruolo importante nell’inviare alle autorità un messaggio forte: rapimenti, segregazioni e tentativi di forzare il cambiamento di religione costituiscono violazioni dei diritti umani e la mancanza di azioni appropriate da parte della polizia e l’impunità dei perpetratori non possono essere tollerate. Devono essere prese misure effettive, da parte del governo giapponese, per assicurare che il diritto dei credenti sia pienamente rispettato.

Vedi tutte le newsletter “Intolerance and Discriminatio based on Religion or Belief”:   

http://hrwf.eu/newsletters/intolerance-and-discrimination-based-on-religion-or-belief/   

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