Donne o streghe? un mondo sconosciuto

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Forse non si aspettavano di essere presi tanto in parola i primi cortei femministi quando, negli anni ’70, gridavano a squarciagola: «Tremate, tremate, le streghe son tornate!». Se si pensava finito questo slogan ci si accorge invece che esso è ritornato più prepotentemente che mai, venti anni dopo, con un senso che non è certamente quello con cui venne lanciato ma che indica invece ora la realtà di un fenomeno sociale.

La stregoneria non solo non è scomparsa ma rivive in questi anni un periodo di grande diffusione e vitalità.

Le streghe (cioè le donne che usano di una particolare forma di magia che è la stregoneria) sono davvero tornate, si sono  riappropriate di antichi manuali magici, li usano e se li tramandano l’una l’altra in una catena iniziatica esclusivamente femminile.

In questo articolo cercheremo di comprendere le idee che iniziarono il moderno mondo della stregoneria e che vengono riprese ancor oggi con attenzione; non si può però non accennare prima al periodo che segnò l’eclissi, ma anche la diffusione occulta, della  stregoneria.

Parliamo del periodo della persecuzione delle streghe che, lungi dall’essere ora ben definito, si presenta ai moderni studiosi di antropologia e sociologia come un mosaico complesso e articolato di situazioni e personaggi, dai quali si cerca di evincere la filosofia o la credenza che in quei tempi si era formata e che sta tornando in pieno vigore in questi ultimi anni.

Nel periodo medioevale più che la stregoneria in se stessa si cercava di combattere la femminilità stessa poiché essa era vissuta come un lato oscuro e pericoloso del genere umano. Inutile dire che quegli anni erano esclusivo appannaggio degli uomini e che le donne erano relegate in un ruolo subordinato e sottomesso a quello maschile.

Il maschilismo cominciò però ad incrinarsi proprio quando le “femmine della specie umana” cominciarono in qualche modo a considerarsi razza a sé e iniziarono ad incontrarsi insieme per parlare, scherzare, confidarsi ecc. Si formarono in questo modo le prime riunioni di donne, le prime congreghe. Per gli uomini questo rappresentava un grosso pericolo del quale erano spaventati. La persecuzione delle streghe inizia così, con la persecuzione alla femminilità che movimenta e rivaluta idee e abitudini maschili.

Se si rileggono testi classici dell’inquisizione, come la Cautio criminalis o Malleus maleficarum, ci si accorge che furono presi come indizi sicuri di stregoneria e conseguente possessione diabolica fattori tipici dell’universo femminile: lo stare insieme per confidarsi segreti, il parlare di sessualità, lo scherzare e soprattutto il ridere insieme. A ciò bisogna aggiungere che queste donne si riunivano, per necessità, quasi sempre al tramonto, quando le attività lavorative stavano per cessare e i lavori campestri o casalinghi erano ormai terminati, e gli uomini mal vedevano questa parziale diserzione del desco o del talamo nuziale.

Addirittura, durante le spietate torture alle quali queste donne erano sottoposte, esse dovevano stare molto attente a che le smorfie di dolore non potessero essere scambiate per risate, poiché sarebbero state concepite come un segno sicuro della presenza del demonio in una strega; e non a caso uno dei primi paragrafi del Malleus Maleficarum mise in guardia gli inquisitori (rigorosamente uomini): «Le streghe possono operare prodigiose illusioni per cui può sembrare che il membro virile venga completamente staccato dal corpo».

Ecco quindi che il mondo maschile era spaventato e irritato dall’unione di donne che potevano rovesciare l’ordine costituito: si iniziò la guerra alla femminilità e molte donne la subirono ingiustamente; alcune di loro vennero perfino giustiziate per avere agitato la bandiera del primordiale movimento femminista.

È stato accennato a questo periodo della storia perché le moderne streghe si pensano ancora in rivalsa contro questo oscurantismo nei confronti del femminile e con l’appropriazione della stregoneria cercano tuttora di rivalutare la figura femminile.

La neo stregoneria si può far risalire alla fine del 1800, quando una non ben identificata Maddalena avrebbe ricevuto un manoscritto, durante un’estasi, che chiamò Aradia o Il vangelo delle streghe e che fu pubblicato nel 1899.

Questo testo presenta la mitologia dell’unione della dea Diana, pensata come la regina delle streghe, con il suo “doppio” solare da lei stessa fuoriuscito: Lucifero; dalla loro unione sarebbe nata Aradia, che sarebbe stata presente sulla terra per portare a compimento la missione di insegnare alle donne la vera stregoneria e, attraverso questa, liberare la donna dal giogo maschile e il genere umano dai suoi oppressori.

Gran parte della stregoneria si rifà tuttora a questo testo e ne segue le varie prescrizioni alla lettera, come danzare nude sui prati, dal tramonto all’alba, cantando inni alla madre natura, agli dei primordiali e soprattutto a Lucifero (che per loro non è affatto inteso come il demonio ma come portatore di luce e, come si diceva prima, emanazione della dea madre Diana).

Un ulteriore passo avanti nello studio della stregoneria e nella redazione di rituali lo abbiamo dalla famosa egittologa Alice Murray che, all’inizio del nostro secolo, diede alle stampe uno scritto che avrebbe fatto testo: il dio delle streghe. A corredo del testo precedente quest’ultimo sosteneva che la stregoneria colpita dall’inquisizione non solo non aveva nulla a che fare con la denuncia di relazioni particolari con il demonio, ma costituiva la permanenza di un duplice culto a Diana e ad un non ben chiaro “dio con le corna”. Le streghe (e anche gli stregoni che lei ammetteva al proprio interno) dovevano riunirsi in gruppi di dodici più il leader che, nelle cerimonie ufficiali, doveva impersonare il dio con le corna.

La Murray affermava che tutta la cultualità di cui era portatrice non era affatto anticristiana ma assolutamente precristiana: in realtà molti dei suoi rituali risultavano come una parodia delle cerimonie cristiane e per questo fu decisamente combattuta e i suoi rituali vennero in seguito mutati e adattati dai gruppi che sorsero alla sua sequela. A lei dobbiamo invece la revisione del “calendario liturgico stregonico”.

Infine non possiamo evitare di citare un ulteriore sviluppo della stregoneria moderna ad opera di Gerald Gardner che si rifece per lo più ai gradi iniziatici della massoneria e della magia sessuale di Crowley. Già nei primi due gradi gli iniziati gardneriani formando un circolo nudi, danzando, cantando e praticando una leggera flagellazione che dovrebbe stimolare la chiaroveggenza. Nel terzo grado viene invece insegnata una tecnica di magia sessuale di tipo crowleyano che sarebbe usata in particolare durante il “grande rito”, che le streghe avrebbero da sempre praticato nei giorni di sabbat, durante il quale lo stregone e la strega, in cui sono discesi il dio con le corna e la dea, si uniscono nell’atto sessuale per generare e rendere presente in terra la potenza.

In realtà abbiamo visto che, se alcuni testi stregonici possono risalire ai più antichi culti e alle più antiche civiltà, il movimento delle streghe moderne non ha un’antichissima origine e il loro credo si rifà principalmente alla Murray e a Il vangelo delle streghe. La loro fede è prevalentemente un culto neo-pagano con una grande preferenza accordata alle dee e soprattutto alla dea Astarte (chiamata da loro anche Aradia).

Il valore del politeismo come fermento di libertà e di rifiuto delle religioni tradizionali e delle gerarchie si ricollega al carattere effimero della maggioranza dei gruppi della WICCA (dall’inglese witchcraft = stregoneria), difatti abbiamo tutto un universo instabile di gruppi che si trovano e si dividono, in feste annuali, ma che operano quasi sempre in modo solitario.

È altrettanto vero che le streghe e gli stregoni si sentono profondamente parte di uno stesso movimento, che cerca anche di distinguersi nettamente dal satanismo e dalla magia sessuale crowleyana. Le streghe si riappropriano sempre più di questo termine e affermano di essere le uniche in grado di celebrare autenticamente la gioia della vita, l’equilibrio e il rispetto della natura, i ritmi delle stagioni, la vitalità e la libertà del sesso e di non commettere nulla contro questo codice morale che verrebbe punito da loro stesse in modo pesante e indelebile.

Dopo che la figlia della dea madre ha lasciato questo mondo per ritornare al cospetto stesso della madre, le donne da lei istruite celebrano il ricordo della sua venuta con feste particolari chiamate sabba. Originariamente questa parola indicava la principale festa ebraica, lo Shabbath, giorno di riposo sacro all’uomo e a Dio; la stregoneria ha mantenuto questa ricorrenza come riposo dalle attività per dedicarsi completamente alla venerazione delle proprie deità. Questa festività non è più effettuabile tutte le settimane ma, per comodità, la si è resa attuabile almeno nelle notti di luna piena, da celebrarsi da soli o meglio in compagnia.

Oltre ai sabba però il loro calendario racchiude una vasta possibilità di incontri e festeggiamenti, tutti in sincronia con i cicli solari, lunari e stagionali: li possiamo dividere in solennità, feste, memorie obbligatorie, memorie facoltative, ferie. Le solennità sono naturalmente le più importanti ricorrenze dell’anno e vanno festeggiate sempre e in ogni caso, sono esclusivamente celebrative e durano due notti e un giorno. Esse sono:

31 ottobre – Halloween – Capodanno magico

21 dicembre – Yule – solstizio d’inverno

2 febbraio – Candelmas – inizio della primavera magica

21 marzo – lady Day – equinozio di primavera

30 aprile – Beltane – inizio dell’estate magica

24 giugno – S. Giovanni – festa della natura

2 agosto – Lammas – inizio dell’autunno magico

23 settembre – Adarcel – equinozio d’autunno

Molte sono invece le feste, le memorie e le ferie che vanno celebrate non solo come ricordo ma anche come operatività delle arti magiche o per battezzare o iniziare o provare nuovi adepti. Nei manuali magici anche i mesi dell’anno vengono chiamati con un altro nome (Afteyule, Solmonath, Hertha, ecc.) e chi non conosce tutto il loro gergo è immediatamente tagliato fuori da ogni discorso e non ne può comprendere il significato. Così come non può comprendere il significato di certe operazioni chi non conosce gli oggetti rituali (mantello, calice, spada, anello, collana, ecc.).

La selezione e la preparazione delle nuove streghe passa attraverso tutta l’iniziazione a questa conoscenza che loro chiamano occulta e che effettivamente ha il potere di rendere inintelligibile ogni processo magico al neofita o a colui che non conosce tutto. Infine – può sembrare strano – la stregoneria presuppone anche un impegnativo percorso ascetico scandito dalla preghiera continua. Cosa sia la preghiera per un mago è difficile da spiegare perché ognuno di loro avverte la divinità secondo la propria individualità e la invoca come meglio crede. Ricordiamo però che la stregoneria è politeista e pagana e quindi ogni fenomeno naturale e ogni dio assume un ruolo e un nome specifico e va quindi invocato in forma consona alla sua manifestazione e dignità; ogni divinità ha i suoi riti, i suoi gesti e le sue preghiere che possono anche cambiare in rapporto al luogo dove la preghiera viene esternata.

La preghiera va fatta sempre in un tempio e il tempio stregonico è principalmente il corpo di chi prega, la sua mente, il suo istinto, ecco perché anche le celebrazioni comunitarie vengono effettuate sempre all’aperto, dove scorrono l’acqua e l’aria, simboli di libertà individuale. Altre volte vengono invece costruiti templi appositi (per lo più in luoghi aperti) dove le streghe possono trovare i simboli esoterici appropriati per le proprie evocazioni o riti magici.

Le preghiere si dividono in cinque settori: inni, suppliche, ringraziamenti, mescolanze (simili alle nostre collette), identificazioni (dove il mago prega per se stesso perché si identifica con la divinità stessa).

Non vi è assolutamente il concetto di “sacramento”, ma tutta la natura è sacramento, presenza della divinità sulla terra. La neo stregoneria è quindi pienamente una religione alternativa che vede la divinità principalmente in se stessi e la celebra nella natura. Non vi è posto per un Dio unico, trascendente o immanente, ma tutto è assoggettato a divinità diverse che vengono invocate ed evocate secondo la necessità del momento. Non esiste nemmeno il concetto di bene o male o di peccato poiché la stregoneria non prevede nessun tipo di confessione dei propri peccati e la strega organizza il proprio equilibrio interiore come meglio crede, e ciò che per lei è giusto può risultare sbagliato per un altro; vi è però la possibilità dell’espiazione delle colpe commesse contro la propria fede, la congrega, la natura e la possibilità di operare con oggetti che fungano da transfert per la propria colpa (es. rito di “confessione”  all’acqua che scorre, che purifica e porta via le colpe commesse).

La strega si ritiene assolutamente l’unica intermediaria tra gli dei e gli uomini e spesso si crede una dea lei stessa per rendere operante e presente la forza divina e naturale. Non combatte le religioni ufficiali, semplicemente le ignora o le usa come presentazione per chi si rivolge a lei e ha bisogno di rimanere ancorato (solo per un po’) alla propria cultura religiosa… ma non le condivide assolutamente. Un grande mago affermava: «Combattere contro il cristianesimo è come lottare contro la televisione: un’illusione a due dimensioni. Basta spegnerla e non pensarci più!».

Bisogna comprendere quindi che, quando si parla di stregoneria, non si può parlare esclusivamente di preghiera satanica o di manipolazione della religione cristiana, ma solo di un culto totalmente alternativo, neopagano e panteistico.

Silvana Radoani

articolo tratto da “Settimana”, EDB, del 16 luglio 1995

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