I culti afrobrasiliani

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Negli ultimi anni abbiamo assistito a molti episodi di coercizione sulle prostitute brasiliane o negre, in nome di riti magici perpetrati ai danni delle stesse, i quali ingenerano un tale terrore, nelle persone ad essi sottomessi che nulla, nonostante i vari tentativi per far uscire le prostitute dal “giro”, può farle retrocedere.

D’altra parte assistiamo a vere e proprie esplosioni d’entusiasmo in tante persone, anche sacerdoti e missionari, che avvicinano le religiosità afrobrasiliane. Poco tempo fa, assistendo ad un concerto di musica latino-americana, ci si è imbattuti in un panegirico della macumba e dei suoi riti ancestrali, con tanto di messa in scena di canti e danze macumbere; inoltre è di pochi giorni fa la notizia che i santeri cubani, hanno rivendicato la loro piena appartenenza al cattolicesimo e abbiano chiesto un incontro con il Papa, durante il suo viaggio nell’isola caraibica (incontro non accettato, ma messo in atto conseguentemente dal primate cubano).

Come mai? Che cosa sono questi culti? Che poteri hanno i macuberi, i voodoisti, i santèri, i candombleisti, i santo daime, i palomayombisti?

Queste religioni sono tutte originarie dell’Africa, da dove sono emigrate, insieme alle navi di schiavi, per i paesi nel sud America, trovando il loro maggior splendore in paesi come il Brasile, il Mexico, Cuba, S. Salvador de Bahia e altri. Negli ultimi anni però hanno raggiunto, proprio tramite l’importazione massiccia di brasiliani e negri, a causa della prostituzione e il lavoro nero, anche l’Italia e i paesi europei. Così abbiamo iniziato a scontrarci con diverse culture che ci sembrano simili al nostro cristianesimo (visto il grande sincretismo) ma che nulla hanno a che vedere con esso.

A fonte dei vari riti e religiosità africani vi è la Macumba, che però è solo uno dei rituali della magia brasiliana; essa si divide in due branche principali: la Umbanda, e il Candomblè, di origine prettamente africana, legata alla cultura yorubà della Nigeria occidentale. Nella sua struttura generale l’Umbanda è abbastanza simile alle religioni antiche, cioè riconosce un Essere supremo, di carattere trino nella sua proiezione cosmica, seguito da una gerarchia di angeli, ovvero di spiriti, di esseri spirituali. Umbanda deriva da Um (Dio) e banda (gruppo). Riconosce una gerarchia formata dai cosiddetti Orixás (leggi Oriscià), che sarebbero degli spiriti che tutelano la natura e le sue forze, siano esse magnetiche, minerali, vegetali e animali. Sarebbero proprio questi spiriti che, una volta evocati, si impossessano del corpo del medium che li ha chiamati durante una trance. Così vi sono Orixás dei minerali, dei pesci, degli animali, del fuoco, dell’aria, dell’acqua e della terra che formano le sette forze della natura.

I loro nomi sono Oxalá, Yemanjá, Ogum, Xangô. Oxósse, Inhaçã, Omulúm, ognuno con il suo simbolo, il suo colore, il suo profumo, il suo giorno della settimana e il suo sincretismo con una divinità o un santo cristiano.

Ogni Orixá possiede uno o più schiavi, chiamati Exu (leggasi Esciù) che hanno il dovere di portare i messaggi e le richieste degli dei e perciò sono chiamati i signori delle strade, degli incroci e di ogni forma di comunicazione. Difatti, quando si celebrano riti con richiesta di aiuto a queste entità, essi sono compiuti spesso presso degli incroci di strade e, vedendo il colore, il profumo e il giorno usato, sarà facile risalire a quale Oxalá sono dedicati.

Gli Exu, servi degli Orixá, fanno da portavoce dei mortali e richiedono da loro sacrifici di galli, piccioni e capretti in cambio dei loro servizi. Sarebbero inoltre attratti da tutto ciò che è tagliente ed è per questo che gradiscono che il pugnale utilizzato per l’uccisione rituale degli animali sia lasciato tra le offerte unitamente a bevande altamente alcooliche.

Gli Orixá appartengono all’espressione positiva della magia, chiamata Umbanda, mentre gli Exu fanno parte della Quimbanda, il suo ramo malefico. Ancora gli Exu sono entità falliche e sono rappresentati con gli attributi sessuali maschili, mentre la loro controparte femminile, carica di sessualità animalesca, viene chiamata Pomba-Gira, ed è un’entità esclusivamente malefica. Per comprendere meglio il sincretismo tra macumba originale e cristianesimo importato dai primi missionari nei paesi africani, prendiamo la figura di Yemaniá: essa è la più nota, la più amata, la più forte fra tutte le divinità del vasto Pantheon delle divinità afro-indio-brasiliane e il suo culto è largamente diffuso lungo tutta la costa del Brasile. Le origini di questa divinità marina, rappresentata sempre come una donna bellissima, sono le religioni africane del Benin e dell’Angola, la mitologia greca e l’agiografia cristiana.

Nell’etnia yurubá è chiamata Yemoja, mentre nella cultura greca troviamo un parallelo interessante nel mito di Orizia, figlia di Eretteo, re di Atene, e di Diogenia, la quale fu rapita da Borea e trasportata in Tracia, da dove venne poi adorata come divinità marina e arbitra dei venti.

Nell’ambito cristiano Yemanjá si identifica con la nostra Immacolata Concezione: una donna bellissima, avvolta in un manto azzurro, con una corona di perle sulla fronte, le braccia rivolte in basso, con la pelle bianca, la capigliatura nera e con dietro il cielo stellato e la mezzaluna nuova. Distribuisce perle che si tramutano in energia benedetta e il giorno dei suoi festeggiamenti è l’8 dicembre.

Come vediamo questa divinità presenta tutte le caratteristiche della Madonna e chi si trova di fronte al suo culto può pensare di essere coinvolto in un più autentico culto mariano, mentre invece è stato inserito in un antico culto pagano e magico.

Come questa divinità, tutti gli Orixá e i vari Exu sono identificati con san Giuseppe, santa Barbara, S. Giorgio, il Sacro Cuore e altri ancora. A differenza dell’Umbanda, il Candomblé mantiene intatto il proprio patrimonio culturale e religioso prettamente africano e ha una sua teogonia ben definita (chiamata Suprema Corte di Aruanda) da dove si irradiano forze ed energie necessarie all’evoluzione del pianeta e dell’umanità.

La struttura principale della tenda (del tempio) del Candomblé è così composta: Il capo viene chiamato Babalorixá, i suoi aiutanti principali sono i Cambonos, mentre il corpo dei medium è costituito dai Cablocos o dai Preto Velho, infine il gruppo dei fedeli e dei postulandi. Questo culto è prettamente spiritistico, giacchè gli Orixá sono chiamati Spiriti di Luce e i sacerdoti sono tutti medium che, una volta che sono incorporati dallo spirito invocato, possono emettere responsi o fare veri e propri riti magici, sia nel bene che nel male.

Anche le altre tradizione religiose, come il Santo Daime, la Santeria, il Palo Mayombe, prendono esempio dal Candomblé, anche se se ne distaccano per qualche elemento: il Santo Daime, sempre originario dell’etnia Yorubá, verte il proprio culto intorno all’uso di una pianta il cui nome scientifico è ayuahuasca (leggasi aiuasca), ma il nome popolare è proprio Santo Daime (o Carne de Dios), e viene assunta come un té, per poter poi avere allucinazioni e profetizzare o unirsi alla divinità (da poco tempo si hanno alcuni centri di irradiamento di questo culto anche in Italia); il Palo Mayombe, insieme alla Santeria rappresentano invece i culti più sanguinari e negativi che vi siano, e non disdegnano grande spargimento di sangue di animali e anche di uomini (ricordiamo la famosa carneficina di Matamoros in Mexico che immolò molte persone al culto del Palo Mayombe, per ingraziarsi l’esportazione degli stupefacenti).

Solo il Voodoo presenta qualche differenza, che però è solo esteriore, ma non sostanziale. Al Voodoo dobbiamo tutti quei disegni stranissimi e arzigogolati (chiamati vévé) che a volte vediamo in giornali esoterici o in ritrovamenti presso cimiteri. La magia Voodoo si basa sull’esistenza di una sorta di trinità di esseri, in parte derivanti direttamente da Dio, contattabili dall’uomo e dotati di poteri che all’uomo sono solitamente negati: si tratta dei Loa, degli Antenati, e dei Marassa o Gemelli divini.

I Marassa sono i divini gemelli; nel Voodoo i poteri magici dei gemelli sono rinomati e temuti e i gemelli, sia nati vivi che morti, vengono considerati depositari di un potere soprannaturale, che essi esercitano anche senza volerlo. Se i gemelli umani hanno poteri particolari e straordinari, i Marassa sono i Gemelli Divini, la prima manifestazione della materia e della vita: da Dio, unico ed eterno, e dal suo strumento di creazione, un potere semi-personalizzato che gli haitiani chiamano Dan, discendono i Marassa, che rappresentano la dualità presente in ogni cosa e in ogni essere.

Con il termine “i Morti” il praticante del Voodoo indica i propri antenati defunti. Per il Voodoo il corpo materiale dell’uomo è animato da un esprit o gros-bon-ange (l’anima) il quale, essendo immateriale, non perisce alla morte del corpo: dopo la morte di un uomo i discendenti cercano di salvare, recuperare l’anima, in cui riposano forza, qualità ed esperienza del defunto, fornendogli un altro mezzo per manifestarsi. Attraverso la mediazione del sacerdote o della sacerdotessa (Mambo), l’anima del defunto viene ripescata dalle acque abissali nelle quali è precipitata dopo la morte e viene messa a dimorare in un vaso, detto giovi, che potrà in seguito essere conservato dalla famiglia. Per ultimi i Loa, o Misteri: possono essere meglio definiti come “spiriti animistici” della natura. I Loa non sono mai molto lontani dalla vita di ogni giorno, e la loro presenza è essenziale alla vita del praticante, che in essi vede un punto di riferimento costante.

Creati, affermano i vuduisti, da Dio per aiutare gli uomini, i Loa si dividono in due grandi categorie, i Loa Rada e i Loa Petro: i Rada sono Loa benigni, per lo più di origine africana, apportatori di soccorso e benessere, positivi nel loro intervenire negli affari degli uomini, affidabili e abbastanza facilmente controllabili dall’Houngan (sacerdote), I petro sono Loa nati ad Haiti, incattiviti dalla schiavitù cui i negri erano costretti, estremamente potenti, quasi incontrollabili nelle loro vampate di energia, malvagi, gli unici ad essere indicati anche con l’appellativo di diabs (diavoli); essi richiedono offerte in superalcoolici, ma anche animali e sacrifici umani (molte volte in America o ad Haiti sono stati ritrovati resti umani con intorno i disegni vévé.

La manifestazione dei Loa avviene attraverso un fenomeno che la mente occidentale considera sempre negativo, ma che per i vuduisti è assolutamente positivo: la possessione. Durante le cerimonie che culminano con la possessione di uno o più fedeli (detti cavalli) il Loa si sostituisce al gros bon ange del fedele e diviene la forza animatrice del suo corpo fisico; al termine della possessione, durante la quale il Loa avrà comunicato con le persone vicine, il cavallo non ricorderà nulla di quanto gli è accaduto.

Dopo questo excursus sulla religiosità afro-brasiliana ci si può chiedere cosa centra tutto questo con la religione cattolica?

Come è stato detto in riferimento agli Orixá della Macumba, essi sono identificati con i nostri Santi o divinità e quindi spesso chi si trova di fronte ad un rito macumbero crede di essere inserito in una religiosità cattolica; la confusione poi è aumentata allorché i macumberi si presentano come preti cattolici e viceversa (giacché per i nativi di tali etnie è normale aderire pienamente ad un culto che è sincretistico già al suo sorgere). Ricordiamo che “alcuni sacerdoti hanno percorso questa strada e sono stati iniziati al Candomblé. La più nota è quella di Francois de l’Espinay” (da “Tra gli Orixá ho trovato Gesù” – Jesus / Aprile 1997) e ancora “anche i cattolici che non hanno un buon rapporto con il candomblé possono andare… da una madre di santo (i più alti livelli di iniziazione, in pratica il clero del candomblé) per chiedere una consulenza spirituale o riguardo agli affetti e al lavoro” (op. cit.). Che differenza c’è allora fra questi cattolici e fra i cattolici nostri che si recano dalle maghe o dai fattucchieri per farsi consigliare? Nessuno!

Ma anche per gli altri culti, che si sono dovuti sottomettere alla colonizzazione forzata dei primi missionari, e che venivano schiavizzati se non si sottomettevano alle religioni imposte, vi è un sincretismo davvero disorientante. I culti descritti sono stati denominati come afro-brasiliani, poiché la provenienza è prevalentemente africana, mentre in Brasile sono stati riscontarti diversi focolai e centri d’irradiazione di questi riti tanto diversi tra loro, segno che tutti sono stati importati in questo paese così variegato culturalmente e religiosamente.

Purtroppo questo articolo è stato tagliato in più punti, per permetterne la pubblicazione nei limiti dovuti e quindi appunti storici sull’obbligata conversione degli schiavi negri che sono stati portati a mascherare i propri déi della natura con i vari santi o divinità cristiane, o il sincretismo dell’Umbanda e della Quimbanda con il culto spiritista Kardecistico (non è esatto però che il Kardecismo sia un misto di religione, scienza e filosofia!) sono stati tagliati e hanno reso l’articolo forse monco di parti interessanti.

Per quanto riguarda il Santo Daime esso non ha origine peruviana ma ancora della tribù Yorubá che per prima ha filtrato le foglie della pianta allucinogena ayahuasca per poter divinare, per mettersi in contatto con le proprie divinità e per scoprire persino gli animali che sarebbero andati ad incontrare e uccidere i giorni seguenti all’assunzione. Anche questo rito è stato importato in Brasile da dove viene ora esportato anche in Europa (anche in Italia).

Tutti i culti africani sono di origine animista e quindi ci aiutano a riscoprire un rapporto stretto con la natura che nei nostri paesi occidentali abbiamo dimenticato, ma da qui a dire che gli dei del fuoco, dell’acqua, del leone ecc. ci fanno riscoprire i nostri santi o le nostre divinità, credo che ne corra! Purtroppo abbiamo ricevuto notizie e scritti di molti consacrati che, mandati in missione nei paesi suddetti, ci hanno comunicato la loro scoperta di un più autentico culto cattolico, nella fusione con queste ritualità e, tornati in Italia, ci hanno importato la Macumba, il Candomblé, il Santo Daime, senza fare le debite distinzioni pastorali e creando disorientamenti e attaccamento superstizioso o magico in molte coscienze.

Dobbiamo porci in ascolto attento e rispettoso verso le altre culture religiose, ma senza ulteriori sincretismi alla New Age, tanto di moda in questi anni, ma piuttosto nella riscoperta di un cristianesimo più autentico e libero.

Radoani Silvana

articolo tratto da “Settimana”, EDB, del 15 febbraio 1998

A questo articolo fece seguito una lettera di richiesta di specificazioni, alla quale si diede la seguente risposta:

Ringrazio per la sua lettera che mi offre l’opportunità di fare alcune precisazioni all’articolo “Culti afro-brasiliani” di Settimana n° 6.

         Innanzi tutto chiediamo scusa a tutti i lettori per gli errori di stampa sui termini specifici delle religiosità africane e che, come Lei ha sottolineato, riguardavano termini come Yemani (Yemanjá), Orix-s (Orixá-as), Yorub (Yorubá) per la mancata stampa delle lettere accentate.

         I culti descritti sono stati denominati come afro-brasiliani, poiché la provenienza è prevalentemente africana, mentre in Brasile sono stati riscontarti diversi focolai e centri d’irradiazione di questi riti tanto diversi tra loro, segno che tutti sono stati importati in questo paese così variegato culturalmente e religiosamente.

         Purtroppo l’articolo è stato tagliato in più punti, per permetterne la pubblicazione nei limiti dovuti e quindi appunti storici sull’obbligata conversione degli schiavi negri che sono stati portati a mascherare i propri déi della natura con i vari santi o divinità cristiane, o il sincretismo dell’Umbanda e della Quimbanda con il culto spiritista Kardecistico (non è esatto però che il Kardecismo sia un misto di religione, scienza e filosofia!) sono stati tagliati e hanno reso l’articolo forse monco di parti interessanti, come Lei richiede.

         Per quanto riguarda il Santo Daime esso non ha origine peruviana ma ancora della tribù Yorubá che per prima ha filtrato le foglie della pianta allucinogena ayahuasca per poter divinare, per mettersi in contatto con le proprie divinità e per scoprire persino gli animali che sarebbero andati ad incontrare e uccidere i giorni seguenti all’assunzione. Anche questo rito è stato importato in Brasile da dove viene ora esportato anche in Europa (anche in Italia).

         L’articolo aveva l’intenzione di mettere in guardia i cattolici che con eccessiva faciloneria accettano il sincretismo sotteso in queste religiosità senza vederne le difficoltà.

         Non si giunge al dialogo nascondendosi le differenze, ma esprimendo onestamente i propri punti di vista, cercando nell’altro il buono.

         Tutti i culti africani sono di origine animista e quindi ci aiutano a riscoprire un rapporto stretto con la natura che nei nostri paesi occidentali abbiamo dimenticato, ma da qui a dire che gli dei del fuoco, dell’acqua, del leone ecc. ci fanno riscoprire i nostri santi o le nostre divinità, credo che ne corra!

         Purtroppo abbiamo ricevuto notizie e scritti di molti consacrati che, mandati in missione nei paesi suddetti, ci hanno comunicato la loro scoperta di un più autentico culto cattolico, nella fusione con queste ritualità e, tornati in Italia, ci hanno importato la Macumba, il Candomblé, il Santo Daime, senza fare le debite distinzioni pastorali e creando disorientamenti e attaccamento superstizioso o magico in molte coscienze.

         Come lei afferma nella sua lettera, dobbiamo porci in ascolto attento e rispettoso verso le altre culture religiose, ma senza ulteriori sincretismi alla New Age, tanto di moda in questi anni, ma piuttosto nella riscoperta di un cristianesimo più autentico e libero.

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