Il mio primo sgombero di un campo abusivo rom

  • aprile 1, 2017 - 6:13 pm
  • radoani

  Dopo la morte di mia suocera stiamo portando via da casa sua alcune cose che a noi non servono, fra le quali coperte, lenzuola, asciugamani e pentole.
 Quel giorno avevo alcune pentole delle quali disfarmi e avevo deciso di andare a portarle in un campo rom non attrezzato (anche il discorso dei campi attrezzati sarebbe lungo, ma ora lo tralascio).
Alcune “postazioni” che avevo intravvisto l’estate scorsa non le avevo ritrovate e avevo girato un sacco per cercarli, ma senza riuscirvi.
Allora mi sono ricordata di una rom che nella scorsa estate-autunno chiedeva l’elemosina davanti la nostra chiesa; sapevo che era ripartita per la Romania, ma poiché l’avevo accompagnata una volta con la mia auto vicino al suo campo (che non mi aveva voluto far vedere perché si vergognava), mi sono detta che anche se lei non c’era più, potevano esserci altri rom in zona. E mi sono diretta lì.
Al mio arrivo vi erano alcune auto della Polizia Municipale e le ruspe che stavano radendo al suolo un paio di baracche. Naturalmente ho capito cosa stava succedendo, mi sono avvicinata a una macchina dei Vigili e ho chiesto loro se sapevano dove si erano dirette le persone sgomberate. Ho spiegato loro il motivo per il quale li stavo cercando e devo dire che sono stati davvero correttissimi e cortesi. Mi hanno detto che esattamente non lo sapevano perché loro dovevano solo eseguire gli ordini ricevuti, ma poi hanno aggiunto che probabilmente erano le persone che si vedevano a un centinaio di metri e mi hanno anche dato le indicazioni per andare da loro.
Quando sono arrivata dai rom mi sono detta: o la va o la spacca, probabilmente non sarà proprio il momento adatto per andare da loro e mi cacceranno, ma ormai sono qui e ci provo.
Vi era lì una casa di accoglienza per profughi della caritas (o qualcosa del genere) e ho chiesto ad alcuni ragazzi di colore che erano lì fuori (qualcuno stava preparando il tappetino per la preghiera islamica) se sapevano nulla dei rom che avevano sgomberato e loro me li hanno indicati.
Sono andata dove indicato e c’era una ragazza, incinta, che piangeva disperata, e poi 4 o 5 fra uomini e donne che assistevano, da lontano, al lavoro delle ruspe. E poco distante un altro gruppo di rom con diverse borse di roba accatastata: quello che gli avevano permesso di prendere prima di abbattere le baracche…

Molto sommessamente ho chiesto se potevo parlare con loro, PER FAVORE, e loro mi si sono fatti attorno devo dire con grande apertura, tutta quella che non mi sarei mai aspettata naturalmente.
Ho detto loro che sapevo che si trovavano in zona perché avevo portato un paio di mesi prima una loro compagna in quella zona e che mi dispiaceva vedere abbattere così i loro luoghi di dimora (se così si può dire). Ho detto che forse non era il momento ma che se volevano e potevano servire, avevo alcune pentole da lasciargli e loro sono stati felicissimi, mi hanno accompagnata all’auto e mi hanno aiutata a scaricare l’auto del saccone con il pentolame.
E io mi sono messa a parlare con loro, visto che un paio erano comunque parenti con la ragazza che era ripartita per la Romania.

Ho chiesto dove sarebbero andati e mi hanno risposto che sarebbero tornati nello stesso identico posto, appena la Polizia se ne fosse andata (erano in mezzo a campi non coltivati e sterpaglie, poco lontano dal fiume Reno che, se avveniva un’improvvisa piena, rappresentava anche un pericolo). Alla ragazza incinta ho chiesto di quanto era: 8 mesi.

Il problema era che, non si capisce bene il motivo, ma praticamente erano stati sgomberati i due nuclei in due momenti diversi, a distanza di due o tre ore, o forse loro avevano cercato di resistere mentre gli altri avevano raccolto le proprie cose rassegnati e si erano allontanati. Fatto si è che a questo gruppetto non era stato permesso di prendere nulla di nulla, non un vestito, non una coperta, non un piatto, nulla di nulla! E avevano abbattuto tutto.
Ho chiesto come avrebbero fatto la notte, visto che a Bologna cominciava a fare decisamente freddo la notte e oltretutto la ragazza era incinta di 8 mesi e loro mi hanno risposto che avrebbero fatto una specie di capanna con i rami e le foglie secche che trovavano in giro, ma non se ne sarebbero andati.

A un certo punto mi hanno chiesto se avevo qualche spicciolo per mangiare e bere (l’unica domanda che mi aspettavo naturalmente) e io gli ho detto che purtroppo non avevo soldi con me (era vero) perché generalmente porto con me il bancomat e basta. E loro mi hanno detto che capivano e….pazienza.
Avevo lo stomaco contorto, vi assicuro… e così ho fatto una pazzia: ho detto alla ragazza incinta se voleva venire con me in auto, che l’avrei portata al supermercato e le avrei pagato una spesa per mangiare quel giorno (sì, non è che potevo pagarle chissà che!) e naturalmente ha accettato ringraziandomi.
Così ho portato la ragazza con me e le ho fatto fare una spesa: sono rimasta allibita perché NON ne ha minimamente approfittato. Ha preso lo stretto necessario per mangiare quel giorno (per tutti e 6, due cetrioli e 4 pomodori, due bottiglie d’acqua, una scatolina di formaggio spalmabile , un filone di pane e una retina in offerta di mandarini) e chiedendomi ad ogni cosa “posso? non è troppo?”.
Durante la spesa abbiamo anche incontrato un ragazzo che l’ha salutata e ha aggiunto “ah, sei con una signora, bene bene” e la ragazza mi ha detto che era un poliziotto della stazione, dove lei va tutti i giorni a chiedere l’elemosina.
Mi diceva che sono fissi in stazione a chiedere l’elemosina o a chiedere spiccioli in cambio di facchinaggio da 4 anni, che tutti li conoscono lì e non hanno mai avuto guai con la giustizia. Io non so se fosse vero o meno ma comunque mi andava bene darle una piccola mano, anche se naturalmente ho sicuramente la certezza di non poter fare molto.

Quando l’ho riaccompagnata dai suoi compagni-parenti ho pensato che davvero non avevano nulla in quel momento, neanche qualcosa con cui coprirsi e così ho detto loro che avrei cercato delle coperte e, se le avessi trovate gliele avrei portate, altrimenti nulla. Uno di loro mi ha dato il suo numero di cellulare (che però poi risulta sempre spento perché scarico) e io sono andata via.
Ho chiamato il mio parroco e, spiegando a chi sarebbero state destinate, ho chiesto la cortesia di avere qualche coperta, se disponibili e lui ha accettato tranquillamente.
Così sono andata in parrocchia dove ho ritirato due coperte matrimoniali e due plaid, poi qualche maglietta intima di lana, e 4 o 5 maglie e sono ripartita (diciamo che in 4 ore devo essermi fatta un centinaio di km tra avanti e indietro).
Quando sono arrivata i rom stavano appunto tornando in zona, era già buio e c’era nebbia fitta; ho notato che all’inizio della stradina vi era ferma un’auto dei vigili.

Ho fermato una ragazza che era nel gruppetto la mattina e le ho detto che avevo qualche coperta, poche per tutti, ma insomma, meglio di niente. Lei mi ha ringraziato moltissimo e non ha voluto l’aiutassi a portarle fino da loro perché ha detto che non era un bello spettacolo e ce l’avrebbe fatta da sola.
Naturalmente non ho insistito e dopo aver mandato i miei saluti anche agli altri sono risalita in macchina e ho messo in moto.

Ma all’inizio della stradina i Vigili mi hanno fermata!

– “Signora, scenda e ci dia un documento”. L’ho tirato fuori e gliel’ho dato.
– “Signora, abbiamo visto che lei ha dato della roba a quei rom: sa che ora dobbiamo segnalarla all’autorità giudiziaria e verrà denunciata per favoreggiamento?”.
– Favoreggiamento? Favoreggiamento di cosa? – ho risposto – ho portato loro solo un paio di coperte a persone che in questo momento non hanno nulla, tutto qui.
– “Sa che quelle persone sono state sgomberate oggi e che questo ha obbligato a un grande dispendio di energie al Comune, e a noi che veniamo pagati anche con i suoi soldi, per fare in modo che se ne tornino a casa propria? E lei favorisce l’immigrazione clandestina e va denunciata”.
Sono rimasta esterrefatta ma ho mantenuto il sangue freddo. Ho risposto che capivo loro ma capivo anche che se ci fosse stato in quel campo un cane randagio lo avrebbero probabilmente preso e portato all’assistenza di un canile. Ho spiegato che ero andata proprio perché avevo assistito per caso allo sgombero e i loro colleghi del mattino, con i quali avevo parlato, erano stati davvero carini e disponibili e non mi avevano proibito di tornare.
Ma loro non volevano sentire storie e hanno cominciato a dirmi che stavo aiutando le stesse persone che poi sarebbero venuti in casa mia a rubare, che avevo favorito il fatto che questi non se ne andassero o si autoeliminassero da soli, che al mattino era stata sfiorata la rissa con gli sgomberati e 16 di loro erano stati denunciati per occupazione di suolo pubblico e per resistenza ai pubblici ufficiali, ecc… ecc…
– “Signora, noi la segnaliamo e poi sarà l’autorità giudiziaria a fare ciò che vuole!
– Ok – ho risposto – io sono volontaria in ambulanza e se ci chiamano in un campo rom noi non facciamo differenza per una persona che sta male; ho fatto volontariato anni fa in carcere e conosco i problemi di chi è dentro. Se in Italia portare delle coperte a qualcuno che muore di freddo in un dato momento (seppur clandestino o reo, non importa) è un reato, allora pace, mi denunci e mi difenderò.
A quel punto visto che continuavo ad essere cortese ma piuttosto ferma, mi hanno fatto promettere, dopo vari altri sproloqui sui rom, di non fare mai più una cosa simile e naturalmente io ho detto di sì (ma se mi ritrovassi in un momento simile vi assicuro che lo rifarei mille volte).

Ah, ad un certo punto mi hanno detto che se volevo proprio aiutarli, dovevo trovare loro una casa e un lavoro e io ho ribattuto che non era compito mio questo, ma lo era semmai del Comune dal quale loro stessi dipendevano! 
Ora, non so se mi segnaleranno davvero o lasceranno perdere, però io credo di avere la coscienza a posto, per quel poco che potevo fare.

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Tre amici rom: Paris (marito di Florentina), Liliana (moglie di Augustin),

e Maria (moglie di Nicola).

fine novembre 2016

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