Risposta all’avv.to Vitali

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Buongiorno,
mi chiamo Lorena Morselli, non sono la mamma dei "4 figli", ma degli ormai noti 4 fratellini.
Tengo a partecipare al dibattito aperto come mamma e come cittadina.
ho letto e riletto la lettera... rispetto le volontà, anche se rilevo, nero su bianco, qualche
inesattezza, ma lascio fare a lei ricerche, scernite, verifiche, deduzioni, tirare segni rossi
o bianchi sugli errori.
C'è molto da fare e la lascio dimenarsi fra faldoni, sentenze, attività mediatica, lettura di libri,
ore di filmati riprendenti la vicenda in ogni suo aspetto.
Vorrei che andasse nelle scuole, che parlasse con decine di insegnanti e chiedesse il perché
da 20 anni fanno molta fatica a segnalare i bambini in difficoltà.
Preciso che questo permette a chi fa veramente male ai bambini, di continuare e agli innocenti
di finire in carcere.
Vorrei riprendere il termine "circo mediatico". La lascio cercare fra le migliaia di articoli
colui che ha offeso in modo evidente i bambini definendoli, di fronte a rivelazioni incredibili
ed orribili, mai credute neppure dai giudici, "bravi attori".
Ho sempre sofferto quando le sentenze ritornavano ai bambini la stessa lapidaria affermazione: 
noi giudici non vi abbiamo creduto... senza mai preoccuparsi di come gli stessi operatori spiegassero
o no ai bambini le ragioni di condanne o assoluzioni.
Vorrei che cercasse fra le videocassette girate ai colloqui con gli psicologi, le minacce degli
operatori quando, neppure indagati, ci chiedevano: "Siete disposti a patteggiare?".
Vorrei che si mettesse sullo scranno del presidente del Tribunale Minorile, quando ascoltando
unicamente le parole della psicologa di una bimba di 8 anni, che aveva difficoltà non di apprendimento
ma psicologiche (da anni andava dalla psicologa), credette che i 4 fratellini uscissero la notte
per andare nei cimiteri e... teste mozzate, sangue bevuto, bimbi squartati, ecc ecc.
Eppure la presidente firmò quel decreto. I nostri figli prima furono allontanati, poi separati senza
diritto alcuno di replica. Avrei voluto che lei fosse sullo stesso scranno il giorno in cui, sei mesi
dopo l'allontanamento e dopo ripetute istanze per essere ascoltati, nonché sollecitata da interrogazioni
parlamentari a cui il Ministro della Giustizia non potè rispondere in quanto 12 ore prima della risposta
fummo raggiunti da avviso di garanzia, fummo ricevuti e la presidente ci urlò: "E adesso cosa avete da
dire?".
Quando cominciai a parlare dei miei figli, pensando di avere avuto quell'ascolto che ci fu negato
prima e dopo l'allontanamento, le chiesi perché gli operatori non avevano voluto che a Natale
offrissi alla mia bimba di appena 4 anni l'asse da stirare (gioco). Ella si alzò, ci lanciò il faldone, 
girò i tacchi e se ne andò. C'erano fogli dappertutto, sgomento e incredulità; ma questo non è grave.
Il peggio è che in 20 anni mai un giudice minorile ha voluto ragionare con uno solo dei 20 bambini,
per discutere piacevolmente della scuola, della nuova collocazione o altro. Su questo dovrebbero
nascere le obiezioni di tutti!
Vorrei che si mettesse nei panni di bambini che per anni, dopo l'allontanamento, furono spostati
diverse volte, perché gli affidatari furono riconosciuti inidonei dallo stesso servizio che li aveva
scelti tra tanti. Ma questo non è l'argomento da discutere, perché si parla di 4 figli che ci 
rinfacciano di tutto. Bene, è così che si fa!
Torniamo al "circo". Devo precisare che anche i giornalisti hanno diritto a fare le loro inchieste; 
la invito a cercare l'attività mediatica di Burgoni... c'é o non c'é? Dov'é finita?
Certo che c'é! E' stato anche direttore di un giornalino, che cominciò proprio con la storia dei
"pedofili": Cerchi e legga per favore!
Possiamo parlare di circo anche in altri momenti; si sono visti in persone adulte comportamenti da
coccodrilli, scimmie, pantere, pagliacci, domatori, asini che volano, bigliettai, amministratori,
piagnistei sulle miserie dei bambini, solo per tirare dalle comunità denaro pubblico. 
Ma la cosa più grave è che non si è mai riusciti, almeno ufficialmente, vedere cosa facessero gli
operatori sociali con ciascuno dei bambini. Mai!
Noi ci inquietammo ed essi ci risposero: "Voi tacete, anzi cominciate ad ammettere le vostre colpe
(ricordo che non eravamo indagati, non c'era nulla a nostro carico) altrimenti non vedrete mai più
i vostri figli!".
Cerco di sollecitare la sua curiosità: un bimbo dice ai colloqui: "Mi davano le pastiglie". Ci sono
altri bambini che escono dai colloqui in modo strano, o che non si tengono in piedi, o che svengono...
Spiegazione: "Sono ridotti così perché solo così sono pronti per parlare".
Ah, quante cose potrei ancora elencare! Ma... troppo facile suggerirgliele!
Infine, se viene a Finale Emilia, passi nelle scuole, dalla pediatra, dai capi scouts, dai vicini,
dagli allenatori sportivi, dai catechisti e chieda come erano i 4 fratellini, nella speranza che
anche lei non deduca che erano "bravi attori".
Penso di avere detto tutto. Lascio anche io il dibattito aperto, come si vuole nelle democrazie,
con la facoltà di verificare.
Termino e ribadisco che mai e poi mai ho detto la parola "bugiardi" o "non credo"... ho sempre sostenuto
che il "bambino ha la sua verità" e che non era necessario far sparire le videocassette o gli appunti,
quale prova accertata del parlare dei bambini.
Dichiaro che da quel 12 novembre 1988 nulla è cambiato nei loro confronti; ho sempre creduto in loro,
nelle loro potenzialità e nel loro desiderio di verità, una verità con la V maiuscola.
Ne approfitto per mettere al corrente che in tanti pregano affinché si abbia la Verità. Continuerò
a portarli nel mio cuore con tutto l'affetto di mamma, insieme a Stefano.
Cordialità

Lorena Morselli
Salernes (Francia) 31.01.2018

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