Sono satanista. E allora?

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Interessante testimonianza che ho ricevuto con la preghiera fosse pubblicata.

Sono satanista ormai da qualche anno.

La mia è stata una scelta, penso, abbastanza ponderata. In pratica mi sono creato una mia propria religione, per cui quello che scriverò sarà semplicemente una mia personalissima testimonianza che non ha niente a che fare con gli altri satanisti.

Ho studiato diverse religioni e letto criticamente alcuni libri sacri (il corano, il vangelo, il dhammapada, il baghavad gita, la bibbia satanica) e in quasi tutti ho trovato buoni principi.

Scrivo “quasi” perché, ironia della sorte, uno dei pochi che non mi è piaciuto è proprio la bibbia satanica di La Vey. Anche gli altri, però, non mi hanno soddisfatto pienamente.

Fin da piccolo sono stato sempre affascinato dalla figura di Satana, che considero una manifestazione dei nostri istinti più basilari. Considerando questi istinti la base della nostra vita e delle nostre emozioni; ho cercato di crearmi un tipo di fede che li sfrutti in maniera giusta.

Ho pensato che, ad esempio, il mero istinto di sopravvivenza per la specie può diventare, se ragionato, rispetto per gli altri e per se stessi e addirittura può diventare solidarietà.

Ho pensato che l’istinto di evitare una violenza subita può diventare, sempre se ragionato, opporre alla violenza la non violenza.

Infatti, come può un uomo con un bastone danneggiare l’acqua che non gli oppone nessuna forza? Perché allora non dire semplicemente: aiuta gli altri? Oppure: reagisci alla violenza con la non violenza? Perché un concetto di cui si spiega la ragione è meglio assimilato.

Molto meglio dire: aiutare gli altri è tua natura perché il tuo più basso istinto è quello di far progredire la specie, usalo in maniera costruttiva!

Alla fine ho riflettuto anche su un’altra cosa: gli animali inferiori (insetti, molluschi, protozoi…) sopravvivono grazie, praticamente, all’istinto, e la loro specie progredisce in una ben definita direzione di evoluzione.

Quale è la direzione dell’uomo? Per me la direzione dell’uomo è diventare un essere superiore.

Come diventarlo? Racconterò una storiella: penso a Dio come un albero che affonda le sue radici nell’universo e si eleva verso l’infinito.

Questo albero ha generato un frutto il cui seme siamo noi. Per diventare albero il seme deve nutrirsi della polpa del frutto (che è Satana, i nostri istinti) e forte di questo affondare le sue radici nell’universo e riuscire ad elevarsi verso l’infinito.

In questa storiella Dio ha eseguito il suo compito: quello di procreare. Satana esegue anche lui il suo compito, quello di essere a disposizione. E noi dobbiamo eseguire il nostro compito: quello di evolverci.

Non ho rituali precisi da fare, semplicemente cerco di mettermi in contatto con la parte più basilare di me attraverso la meditazione: annullo la mia mente per conoscere le mie vere attitudini innate e canalizzarle in modo costruttivo. Rispetto le altre religioni perché, secondo me, anche queste possono essere una via per evolversi: chi ha mai detto che i miei concetti sono giusti? Sono adatti a me, questo di sicuro.

Riguardo all’aldilà non ho una concezione precisa; mi affascina però l’idea che il nostro vivere nell’aldilà vada in base alle nostre concezioni più inconsce, ad esempio: un uomo che crede , nel profondo, di meritare l’inferno andrà all’inferno; un uomo che non crede in niente non andrà da nessuna parte; un uomo che crede nella reincarnazione sarà reincarnato.

Alla fine, come diceva qualcuno: un mondo alla volta! La mia fede è comunque ancora in evoluzione e piena di dubbi, ma è una strada che mi

piace e credo di doverla percorrere. Ho cercato di dare un’idea della mia esperienza, ma , visto che è in assoluto la prima volta che ne scrivo, chi legge mi perdonerà involontari errori ed omissioni.

Nicola

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