Tarvisio Centrale mi accoglie – parte II

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Torno al campetto e trovo diverse persone che stanno giungendo per la manifestazione, di ogni età e ceto sociale. Molte le famiglie con bambini. C’è davvero un gran freddo ora e il buio regna sovrano, se si escludono alcune piccole luci che illuminano il chiosco delle bibite calde, verso il quale convergono quasi tutti gli spettatori. Io cerco un luogo che non sia in mezzo alla folla, per poter assistere e fotografare senza intralci, ma ovunque c’è neve e trovo difficoltà a muovermi agevolmente. Finalmente trovo un posticino a ridosso del trono dove siederà san Nicolò e comincio a scattare foto della zona in cui mi trovo: proprio in quel momento però mi accorgo che la macchina fotografica mi ha abbandonato, le pile si sono arrese per il troppo freddo e gli obbiettivi si sono appannati, così come i miei occhiali mentre cerco di regolare la macchina. Anche le pile di riserva che ho in tasca si sono arrese e non funzionano: e ora come faccio? Mi passa vicino Giovanni, e mi vede sconsolata: per fortuna viene in mio aiuto e mi regala delle pile nuove che ha con sé.

Vorrei sedermi nell’attesa, ma tutto intorno a me è neve e ghiaccio per cui, anche se sono in piedi dal mattino, rimango nella mia postazione, battendo i piedi per non congelarli. Improvvisamente si diffonde un certo brusio fra gli spettatori e tutti cominciano a guardare in alto, verso la sommità dell’adiacente montagna. Dall’alto del monte, in mezzo agli alberi e alla neve, cominciano a scendere prima uno e poi due rivoli di torce che si dirigono in basso verso di noi: sono i krampus che stanno arrivando. Lo spettacolo è inatteso e emozionante: molti si chiedono come facciano a scendere tra la neve, trovando il sentiero giusto, senza cadere e farsi male, illuminati i loro passi solo con le torce che hanno in mano. Ma questi continuano la loro marcia. I bambini cominciano ad agitarsi e qualcuno a voler andar via, pregando i genitori di portarlo a casa, mentre i ragazzini si compattano in branchi facendosi coraggio l’un l’altro. Quando i krampus sono circa a metà cammino, inizia la musica e sulla collinetta poco sopra il campetto vengono accesi grossi falò, dai quali emergono pian piano altri krampus che iniziano a muoversi attorno al fuoco spasmodicamente, mentre attendono i compagni dalla montagna.

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E finalmente i due rivoli di torce giungono fino a noi e pian piano giungono nel campetto dando il via a danze frenetiche intorno al grande fuoco che nel frattempo è stato acceso anche all’interno del campo, cercando di spaventare e fare scherzi agli spettatori.

Sono tutti molto coinvolti nei propri ruoli: spettatori e krampus e nulla li distoglie dalla soglia di attenzione che hanno verso possibili rappresaglie. I krampus cominciano ora a prendere di mira i ragazzini che scappano in tutte le direzioni: molti di essi vengono braccati, catturati e portati nella grande gabbia che è all’interno del campetto, dove vengono scudisciati con le verghe. Alcuni ragazzini riescono ad arrampicarsi in cima alla gabbia e a scappare, subito però ripresi da altri krampus che sono all’esterno. Il caos regna sovrano ora, fuoco, urla, risate, campanacci, fruste, musica, tutto insieme scatena davvero intorno l’inferno.

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In questa bolgia dantesca sopraggiunge pacatamente san Nicolò, il vescovo che ha potere sui demoni. Si aggira dapprima nel campetto guardando sconsolato ciò che sta avvenendo, quasi non sa bene da che parte prendere il problema. Poi però bastano pochi cenni, decisi e tutti si quietano; i krampus gli obbediscono, anche se alcuni cercano ancora di sottrarsi all’obbedienza e fanno faticare san Nicolò non poco. Alla fine però i krampus sono domati e san Nicolò va a sedere sul trono a lui destinato, mentre i krampus vanno a prendere i bambini che trovano (spesso spaventati) e li conducono a forza da san Nicolò che li ammonisce sul comportarsi bene, fa recitare le preghiere e regala loro il pan dolce (a forma di krampus) che ha nella gerla. Dopo un po’ anche diversi adulti e ragazzi si avvicinano a san Nicolò per farsi regalare il pan dolce, mentre i bambini più piccoli a volte piangono per la paura, ma vengono trascinati dai genitori stessi al cospetto di san Nicolò.

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La gente comincia a sciamare, il freddo è notevole, molti krampus finiscono le scorribande contro conoscenti e amici (ben protetti però dalle maschere che li rende irriconoscibili), san Nicolò si ritira, e qualche krampus prende di mira anche me, lasciandosi però poi fotografare insieme.

Personalmente non mi incutono paura le maschere integrali che si portano in questo gruppo, ma trovo la scenografia allestita di grande impatto emotivo, soprattutto per chi da sempre vive questa tradizione.

Ma non è finita qui. Ora comincia la parte privata dell’incontro tra san Nicolò e i krampus con i bambini della zona. Salvo qualche caso in cui i bambini sono troppo spaventati dall’irrompere in casa della carovana e i genitori chiedono espressamente di non entrare nella propria abitazione, tutte le famiglie con bambini vengono visitate.

Chiedo il permesso alla prima famiglia in cui san Nicolò si reca, di assistere all’incontro (che sarebbe invece riservato) e mi viene gentilmente accordato. San Nicolò, attorniato da tre o quattro krampus, si reca all’abitazione prefissata, suona il campanello e si annuncia, lascia il suo pastorale fuori dalla porta per indicare che lui è dentro quella casa, ed entra attorniato dai fidi collaboratori krampus. La famiglia è riunita e i bambini sono seduti, l’uno accanto all’altro, sul divano, presi da un timore reverenziale verso il vescovo che si avvicina loro. San Nicolò si siede davanti a loro e inizia a ripercorrere alcune marachelle compiute dai bambini durante l’anno, dicendo loro che non andranno ripetute, mentre i krampus si fanno minacciosi attorno e cercano di incutere timore ai bambini stessi, dicendo che se non faranno i bravi l’anno successivo giungeranno senza san Nicolò e li porteranno con sé, punendoli severamente. La tensione è palpabile, nessuno dei ragazzi o dei presenti ride, ma tutto si svolge in un’atmosfera di sacro timore. Solo il più piccolo dei tre fratellini presenti (di quattro o cinque anni), quando sente elencare le proprie marachelle, si rivolge un po’ scocciato a san Nicolò, quasi sfidandolo e chiedendogli come mai lui sa queste cose che non sapeva pressoché nessuno. Mi viene da sorridere ma mi ricompongo, mentre i krampus riprendono il bimbo per il suo ardire e san Nicolò gli risponde con pacatezza che lui sa tutto e vede tutto, per cui non può barare o nascondersi.

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Alla fine ai bambini viene chiesto di recitare una preghiera e poi san Nicolò dà loro dei regali. Con i regali da scartare i piccoli vengono portati da un adulto in camera da letto e vengono chiuse le porte, mentre finalmente san Nicolò e i krampus si lasciano andare a due chiacchiere con i famigliari che hanno preparato per loro bevande, qualche salatino e pasticcini.

Ma la notte è appena all’inizio e le famiglie da visitare ancora tante, per cui tutti ripartono in fretta per raggiungere altre abitazioni, accompagnati nel buio solo dalle torce che ardono nelle mani dei krampus. Anche questa scena è suggestiva al massimo: il santo vescovo che si aggira fra le case e per le strade innevate, accompagnato dai krampus, con la gerla di regali e il libretto dove sono segnate le marachelle di tutti.

A quel punto però saluto, ringrazio e mi accommiato dal gruppo, anche perché non tutte le famiglie accetteranno la mia presenza che rompe comunque la tradizione e la riservatezza del momento. Risalgo in macchina, che fa un po’ fatica a partire sulla lastra di ghiaccio in cui si trova e mi porto dentro negli occhi e nel cuore un’esperienza davvero bella che resterà con me per sempre.

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Silvana Radoani – copyright 2014

 

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