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Beato chi sa ridere di se stesso….non finira’ mai di divertirsi!

Abbiamo pieno rispetto della religiosità di tutti. Riteniamo però che il miglior metro di misura sulla serietà della propria fede e della propria libertà interiore sia saper ridere anche delle proprie credenze. Di fatto chiunque appartenga o studi un gruppo o un personaggio che si avvale di tecniche coercitive o abuso psicologico, sa benissimo che si può ridere del mondo intero ma non del leader. Il leader infatti non ha MAI una personalità serena, pertanto non può accettare che si sappia sorridere di lui o dei suoi insegnamenti. Usare dell’umorismo e dell’ironia è il modo più dirompente per fare fronte al plagio. 

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Un ebreo dice ad un amico: “Ti ricordi di mio figlio? Tu sai che l’ ho sempre educato nel rispetto della religione ebraica. E’ successa una cosa strana: l’ho mandato in Israele perche’ cresca da vero ebreo, e lui… e’ tornato cristiano”. “E’ strano. Anch’ io ho educato mio figlio nel rispetto della vera religione, ma quando l’ho mandato in Israele, e’ tornato cristiano anche lui”. “Questo e’ molto strano, parliamone al rabbino: “I nostri figli che abbiamo educato da veri ebrei sono andati in Israele e sono tornati a casa cristiani”. “Questo e’ molto strano perche’ anche mio figlio, e’ andato in Israele e, malgrado sia stato allevato da vero ebreo, e’ tornato a casa cristiano”. “Cosa possiamo fare? “. E il rabbino: “Chiediamo al Signore: Signore di Israele, Dio di Isacco e di Giacobbe, ascoltaci, vogliamo chiederti un consiglio: i nostri figli, tutti degli ottimi ebrei, sono andati in Israele e sono tornati a casa cristiani, che possiamo fare? “. E Dio: “Questo e’ molto strano, perche’ anche mio figlio… “.

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La cosa più strana, circa l’avvenimento di cui hanno parlato i giornali e che va sotto il nome di rivolta delle sette, è che essa era stata fissata per le sei. Ma in realtà poteva esser fissata per un’ora qualsiasi, poiché per sette s’intendeva non l’ora, ma le associazioni segrete che pullulano in quel paese. Sette, plurale di setta. Purtroppo, finché c’è una sola setta, tutta va liscio; ma, quando esse cominciano a moltiplicarsi, si salvi chi può. E questa fu causa non ultima dei guai a cui andò incontro il moto insurrezionale. Difatti gli organizzatori fissarono la sommossa, come detto, per le sei del pomeriggio. Ora comoda, né troppo presto né troppo tardi, che permetteva a tutti di parteciparvi senza scombussolare né l’orario d’ufficio né quello della cena. I congiurati si passarono la voce, come è buon uso nelle congiure; e del resto non si può fare diversamente in questi casi, e bisogna farlo con le dovute cautele. Un congiurato, passando accanto a un altro, mormorava in fretta, senza guardarlo, per non dar nell’occhio agli altri passanti: « Ci vediamo alla rivolta delle sette ». L’altro credeva che alludesse non alle associazioni, ma alle ore. Né, del resto, poteva stare a domandare spiegazioni, anzi doveva filar via come niente fosse. Cosi pure, si svolgevano dialoghi di questo genere: « Anche tu fai parte della rivolta… ». « … delle sette, sì. » E i capi facevano circolare l’ordine: « Domani, tutti alla rivolta delle sette! Nessuno manchi». Conclusione: la maggior parte dei congiurati si presentò alle sette invece che alle sei. Voi capite che, in una faccenda di questo genere, un ritardo può esser fatale. Determinò il fallimento. Fu per questo che, in un successivo tentativo, l’ora della rivolta fu fissata, a scanso d’equivoci, per le sette. Col che gli organizzatori ottennero che, nominando soltanto il moto sedizioso, si diceva contemporaneamente anche l’ora per cui era fissato e, d’altro canto, dicendo l’ora, si indicava anche a quale moto si alludeva, con evidente risparmio di tempo e di spesa, per tutto quello che si riferisce a stampati, circolari, ecc. Alcuni più pignoli dicevano: « La rivolta delle sette delle sette ». Ora bisogna sapere che le sette, in quel paese, erano una ventina, ma alla rivolta partecipavano soltanto sette di esse, e non fra le più importanti. Quindi fu necessario dire: «La rivolta delle sette sette», oppure: «La rivolta delle sette sette delle sette». Ciò anche quando, prevalendo la tendenza unificatrice, le sette si ridussero a sette. Ogni setta era composta di sette membri, i quali erano chiamati i sette delle sette sette, e il loro moto sovversivo si chiamò la rivolta dei sette delle sette sette delle sette. La cosa grave è che c’era un’altra rivolta, o meglio una contro-rivolta, un movimento reazionario, insomma, i cui promotori nulla avevano a che fare con la prima e anzi erano contro di essa e contro ogni setta. Disgraziatamente questi, ignorando che l’altra rivolta era fissata per le sette, fissarono per la stessa ora anche la loro. Non vi dico quello che successe fra i congiurati delle due parti, che fecero confusioni tremende, sicché gli antisette finirono fra le sette, verso le sette e mezzo, e le sette, fra gli antisette alle sette. La contro-rivolta si chiamò la rivolta delle sette degli antisette contro la rivolta dei sette delle sette sette delle sette. In attesa che essa scoppiasse, i congiurati giocavano a tressette. E questi giuochi passarono alla storia come i tressette della rivolta antisette delle sette, contro quella dei sette delle sette sette delle sette. Un caso curioso avvenne quando uno dei sette congiurati della rivolta delle sette contro quella dei sette delle sette sette, giocando al tressette verso le sette, si fece un sette ai pantaloni: e questo si dovette chiamarlo il sette del tressette d’uno dei sette della rivolta antisette delle sette contro quella dei sette delle sette sette delle sette.

(Racconto di Achille Campanile su http://www.ridere.it/index.php/racconti/9-la-rivolta-delle-sette).

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 Alla lezione di catechismo dei bambini, il parroco cerca di spiegare con parole semplici la necessità di essere buoni per andare in cielo. Alla fine chiede: “E voi, dove volete andare” “In cielo!” dice una delle bambine con entusiasmo. “E come dovete essere, per andare in cielo?” “Morti!” dice uno dei bambini. 

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UNA DOMENICA SENZA SCUSE

Per rendere possibile a tutti di venire in chiesa Domenica prossima, stiamo preparando una “Domenica senza scuse”. Verranno sistemate brandine nel vestibolo per coloro che dicono “la Domenica è l’unico giorno in cui posso dormire.” Ci sarà una speciale sezione con poltrone per quanti ritengono i nostri banchi troppo duri. Saranno disponibili flaconi di collirio per quelli che sono stanchi per aver guardato troppa TV il Sabato notte. Avremo elmetti di acciaio per chi dice “Crollerà il tetto se rimetto mai piede in una chiesa.” Verranno distribuite coperte a quelli che pensano che la chiesa sia troppo fredda, e ventagli a quelli che dicono che è troppo calda! Saranno a diposizione appositi cartoncini per quanti vorranno compilare le liste degli ipocriti presenti. Saranno pure presenti parenti e amici per coloro che non hanno tempo di andare in chiesa e anche di preparare la cena. Distribuiremo cartelli con scritte tipo “fateci vedere i conti” a quanti ritengono che la chiesa stia sempre chiedendo denaro. Una sezione sarà dedicata ad alberi e cespugli per coloro a cui piace vedere Dio nella natura. Dottori e infermieri assisteranno quanti hanno in programma di essere ammalati la Domenica. Il santuario sarà decorato con alberi di Natale e uova pasquali per quanti non si sono mai trovati in una chiesa in loro assenza. Forniremo apparecchi acustici a chi non riesce a sentire, e cotone a chi ci riesce! Speriamo di vedervi!!!!!

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Due ex compagni di scuola s’incontrano. Uno è diventato Parroco, l’altro Rabbino. Discutono volentieri dei vecchi tempi, e poi si trovano a parlare dei loro problemi economici. “Certo la vita è dura,” commenta il rabbino. “Mi dicono che anche i sacerdoti non se la cavano bene di questi tempi”.
”Guarda, a volte non riesco a mettere da parte il pranzo con la cena. Ma ho deciso, ogni tanto, di concedermi un peccatuccio”. ”Sarebbe a dire?” indaga il rabbino.
”Dunque, saprai certamente che è moralmente giusto che la comunità aiuti i sacerdoti. E io ho studiato un modo per farmi aiutare almeno un poco. Una volta al mese mi reco in un ristorante di quelli di lusso, mi siedo e ordino un menù coi fiocchi, piatti da ricchi visto che i poveri lavoratori in quei locali nemmeno potrebbero entrare. Mangio con calma, in modo di terminare poco prima che il primo turno di camerieri se n’è andato a casa. Mi portano il conto, e io con aria sorpresa esclamo: ‘Guardi che ho già pagato poco fa, ho regolato con il suo collega. Il collega se n’è andato, quindi non possono verificare. Ma nessuno oserebbe mettere in dubbio la parola di un prete, così mi alzo e me ne vado tranquillamente e con la pancia piena”.
”Ingegnoso” ammette il rabbino.
”Anzi,” propone il prete: “proprio domani è il mio giorno di ristorante, ti invito a pranzo”.
L’indomani i due si recano in uno dei migliori ristoranti della città, mangiano, bevono, parlano e alla fine tutto è pronto per la sceneggiata. Verso l’ora di chiusura un cameriere presenta il conto. Come da copione, il prete esclama sorpreso: ”Guardi che abbiamo già pagato poco fa, al suo collega”
”Già”, aggiunge il rabbino, con espressione severa: “e ancora non c’è stato portato il resto!”

 

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Un giorno un tale chiede a un gesuita: “Perché voi gesuiti rispondete sempre a una domanda con un’altra domanda?” E il padre: “Chi le ha detto questa falsità?”

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Quali sono i punti comuni tra domenicani e gesuiti? Ambedue furono fondati da spagnoli (S. Domenico Guzman e S. Ignazio di Loyola), ambedue avversarono gli eretici (rispettivamente, i domenicani lottarono contro gli Albigesi e i gesuiti contro i Luterani ) Quali sono i punti che differenziano i domenicani e i gesuiti? Avete mai incontrato un Albigese in giro?

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Su un giornale scientifico ho letto che hanno mischiato i geni di un testimone di Geova con quelli di un ateo, dando vita a un tizio che suona i citofoni ma non sa il perché.

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Ama il prossimo. Non questo….il prossimo!!!

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Un giorno Dio stava guardando la Terra e vide tutto il male che accadeva su di essa. Cosicché decise di mandare un Angelo sulla Terra per verificare la situazione. Chiamò uno dei suoi migliori angeli e lo mandò sulla terra per un po’ di tempo. Quando l’Angelo tornò disse a Dio: “Si, la Terra e cattiva, il 95% delle persone e’ malvagio, solo il 5% buono”. Ebbene, Dio pensò per un po’ fra sè poi disse “E se mandassi un altro Angelo per avere una seconda opinione?”. Quindi Dio chiamò un altro Angelo e mandò pure lui sulla Terra per un po’ di tempo. Quando l’Angelo tornò, anche lui andò da Dio e gli disse.  “Si, la Terra è in decadenza, 95% di malvagi e 5% di buoni”. Dio disse: “Ciò non è una buona cosa”. Quindi decise di mandare una e-mail a quel 5% di persone buone del mondo per incoraggiarle, affinché non desistessero e perché continuassero ad andare avanti senza perdere la fede. Per il 95% di malvagi, invece, sarebbe iniziato il tempo delle punizioni esemplari.

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Sai cosa diceva la e-mail?

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NO?!

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… allora siamo fregati ……. neanche a qui è arrivata …

 

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Maria non trova più Gesù e chiede disperatamente alle persone se lo avevano visto ma con pochi risultati. Poco dopo vede Ponzio Pilato e gli fa la stessa domanda. E gli risponde: “ah … l’ho appena incrociato adesso!!”

Quando ero giovane facevo il chierichetto in una chiesetta di campagna. La mattina veniva ad officiare un vecchio prete tenerissimo. Era successo che durante la notte una civetta venuta giu’ dal campanile si era rifugiata nel tabernacolo ed il sacrestano di prima mattina aveva chiuso il portello senza accorgersi di niente. Quando giunse il momento della comunione le vecchiette si misero in fila davanti all’altare. Lui con un gesto antico ripetuto infinite volte durante la sua lunga vita di prete apri’ il tabernacolo per prendere il calice, alzo’ gli occhi e guardo’ nel buio quasi distratto e fu allora che incrocio’ lo sguardo della civetta. Fu solo un attimo. Poi chiuse lo sportello ed appoggio’ le spalle all’altare sconvolto dall’emozione, guardo’ le vecchiette inginocchiate e ondeggiando la mano rugosa vicino alla bocca esclamo’: Sapeste come e’ incazzato oggi!

 

Una coppia che non riesce ad avere figli, dopo aver provato di tutto, decide che non resta altro che avere fede, e va così in parrocchia. Il parroco consiglia: Andate a Lourdes, accendete qualche candela alla Madonna, e vedrete che Lei risolverà i vostri problemi! La coppia promette che farà il viaggio e per 11 anni non si fa più vedere. Quindi il parroco decide di andare a trovarli per consolarli del fallimento. Bussa alla porta dei due, e gli apre una bambina di 10 anni. Chi sei, bella bambina? Non abitano più qui i signori Rossi? Si, si, io sono la figlia maggiore. Mamma e papà mi hanno lasciata a casa a badare ai miei 9 fratellini minori….. Ah! Benissimo! E dove sono andati? A Lourdes…. A ringraziare la Vergine? No, a spegnere le candele!!!!!!!!

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Dice la tradizione che in un lontano paese visse, fino ad alcuni anni fa, un gufo che a forza di meditare e bruciarsi le ciglia studiando, pensando, traducendo, dando conferenze, scrivendo poemi, racconti, biografie, cronache, discorsi, saggi ed altre cose, arrivò a sapere e a trattare praticamente tutto lo scibile umano, diventando così famoso che i suoi entusiasti contemporanei lo dichiararono subito uno dei Sette Saggi del paese, senza che fino ad oggi si sia potuto accertare chi fossero gli altri sei.

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Una giovane coppia viene assassinata pochi giorni prima di sposarsi. I due finiscono in Paradiso, ma sono infelici perché non hanno potuto coronare il loro sogno d’amore. Chiedono pertanto a Dio la possibilità di sposarsi. Dio fà loro presente che si tratta di una strana richiesta, ma dietro loro forte insistenza accetta, a patto che ritornino dopo 5 anni. Dopo 5 anni si ripresentano a Dio, rifanno la loro richiesta di sposalizio, ma Dio ripete loro: “Mi dispiace, ma dovete tornare fra altri 5 anni”. Così fanno e questa volta, passati altri 5 anni, si ripresentano a Dio e questi, convocato un prete, fa celebrare le tanto agognate nozze. Dopo qualche mese, però, i due sposini si ripresentano a Dio confessando di non andare molto d’accordo e di volere quindi procedere al divorzio. E Dio un po’ scocciato dice loro: Sentite! Ci ho messo 10 anni a trovare qui in Paradiso un prete per sposarvi; quanto credete che ci vorrà per trovare un avvocato?

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Un prete siciliano viene trasferito a Milano.
Prima domenica in cui celebra un messa: “Allora fratelli, oggi vi parlerò di Adamo ed Eva. Adamo, bravo picciotto, lavuraturi, servu di Dio, SICILIANU iera. Eva, gran troia, prostituta del diavolo, tentatrice, MILANESE iera”.
Al ché tutti si lamentano, per cui il Vescovo chiama il prete e gli raccomanda vivamente di non dare mai più interpretazioni della Bibbia di quel genere se non vuole essere trasferito. Il prete giura che non ripeterà più un errore del genere. La domenica successiva: “Allora, cari confratelli, oggi vi parlerò di Abele e Caino.
Abele, ca ci faciia i sacrifizi a Dio, onesto, picciuttu a modo, degnu figghiu ri su patri, SICILIANU iera. Caino, traditore, figghiu i so ma’, fratricida e medda, MILANESE iera”. Si ripetono le scene della domenica precedente, e stavolta il vescovo si presenta anche lui al prete e gli dice di avere intenzione di scacciarlo dalla citta’. Il prete garantisce e promette, finché il vescovo non si convince e gli consente l’ultima prova, a patto che non pronunci mai più la parole Siciliano o Milanese.
La domenica successiva: “Fratelli, oggi vi parlerò dell’ultima cena. … e Cristo disse: Picciuttidi bedi, vagghiu a diri ca in verita’ unu ri voi mi tradirà Scende lo sconcerto fra gli apostoli…San Pietro: – Signuruzzu beddu, ca pi ccasu sugnu iu?- No, no, ‘n si tu… Tu si n’ bravu picciuttu devoto. San Giovanni: – Che sugnu iu, allora, signuruzzo miu? – No, no, nun si mancu tu, nun ta’ prioccupare.
Al che Giuda: Whela’ BELLA GIOIA, non sarò miga mi?”.

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Un amico incontra Lazzaro per la strada. Ma come Lazzaro? Non eri morto? Lascia perdere, sono vivo per miracolo!

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A cosa giocavano Giovanni Battista e Gesu quando erano bambini? A testa o croce.

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Gesù ed un paio di discepoli su una barca, vanno al largo del lago di Tiberiade per pescare. Ad un certo punto Gesù esclama: – Accidenti ho dimenticato la canna da pesca! Torno subito. – Detto cio’ si butta fuori dalla barca per tornare a riva, camminando sulle acque, ma sprofonda tra i flutti e viene salvato dai discepoli. Boia d’un mondo! Da quando mi hanno bucato i piedi non ci riesco piu’!

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Cosa fa il Papa sott’acqua? Le Bolle Pontificie.

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Gesù, a quel tempo, aveva ormai raggiunto una notevole fama. Era sempre seguito da centinaia di fedeli e, sovente, erano presenti anche la radio e la televisione. Un giorno attacca: Beati i poveri di spirito perche’ vedranno Dio! La folla va in visibilio. Beati i perseguitati perche’ di loro e’ il regno dei cieli! – Venti minuti di applausi. Beati gli ultimi perche’ saranno i primi! La folla entusiata si rotola per terra. Beati i deboli perche’….. perche’, boh! ….. Dopo un po’ di esitazione, un telecronista cerca di risolvere l’imbarazzo: Bene, restituiamo la linea allo studio, Cristo si e’ fermato a Deboli.

E Dio disse alla donna: “Pagherai con il sangue…!” “………. ma in comode rate mensili”.

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Un uomo passò diversi anni a imparare a camminare sull’acqua. Dopo innumerevoli fallimenti, alla fine ce la fece. Radunò allora tutti li abitanti del villaggio, per mostrare ciò che era in grado di fare. E, così, attraversò il lago, camminando lentamente sull’acqua. Tutti rimasero fortemente impressionati dell’evento. “Miracolo! Miracolo! Inginocchiamoci davanti a questo sant’uomo!” gridò la folla. Poi, il presunto santo si rivolse al vecchio del villaggio e gli chiese: “E tu, perché non sei rimasto impressionato?” “Beh, c’è una cosa che mi rende alquanto perplesso”, rispose il vecchio, “perché tu non hai imparato a nuotare così come fanno tutti quanti?”.

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LIETI PENDOLARI DELL’ANIMA. I lieti pendolari dell’anima credono alla reincarnazione. Ma lo fanno in modo scientifico: dopo lunghi e approfonditi studi il loro profeta-guru-sacerdote-sciamano, Aimé Messeghé, ha formulato una legge chiamata “la legge dell’anima pendolare” secondo cui l’anima umana compie il seguente percorso attraverso le varie specie viventi: uomo, verme. mosca, scarafaggio, cervo volante, cervo, stambecco, pesce sega, lama peruviano, chihuahua, pollo ruspante, maiale, scimpanzè, millepiedi, uomo. Desta qualche perplessità il millepiedi come stadio intermedio tra lo scimpanzé e l’uomo, ma su questo il profeta-guru-sacerdote-sciamano Aimé Messeghé non risponde. Anche perché non può. Attualmente è allo stadio maiale.

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Un giovane parroco va in un paese a sostituire quello anziano, il quale lo accoglie per le consegne; gli spiega un po’ tutta la situazione, che risulta essere abbastanza semplice: “Vedi, è un paese tranquillo, come tanti altri… Tutta buona gente con i suoi peccatucci più o meno nascosti, che poi apprenderai in confessione…
Però guardati da quella donna là, che è una gran chiacchierona: sa tutto di tutti e, se non la eviti, ti fa perdere intere mattinate a raccontarti tutti i pettegolezzi del paese”. Il giovane prete ne prende atto e cerca di evitare con cura e diplomazia ogni contatto con la donna indicatagli. Ma una mattina, come apre la porta della chiesa, se la trova davanti e non fa neanche a tempo a inventare qualche scusa, che lei lo saluta e attacca istantaneamente la tiritera, raccontando ogni sorta di pettegolezzo, corna, tradimenti vari, ecc:
“Vede, Padre, io ho possibilità di sapere tutto di tutti nel paese, perché abito in quella casa su in alto! Pensi che assisto alla Messa mentre Lei celebra, dato che la vedo attraverso quella finestra là della chiesa…”. Il Parroco, un po’ stralunato dalle chiacchiere, fa: “Benissimo! Con la lingua che ha può anche arrivare a prendere la Comunione!!!”.

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Un tizio si presenta a San Pietro.
– Vorrei entrare in Paradiso.
– Ora vediamo. Mi dica cosa ha fatto durante la sua vita, così le dico se deve andare in Paradiso oppure all’Inferno.
– Io fin da piccolino bruciavo le panche delle chiese e avvelenavo il vino del prete. Poi da grande ho bombardato un convento, bruciato un monastero e sono morto circa 15 minuti fa in una azione kamikaze contro il Vaticano.
– Cosa? E lei vorrebbe entrare in Paradiso???
– Entrare in Paradiso io? Siete voi che avete 5 minuti per uscire!!!!!

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Il FIFUESIMO si basa sulla fede in Fifù, un essere soprannaturale che si fece uomo e scese sulla terra per salvare l’umanità col suo sacrificio. Quando però venne il giorno del supplizio, Fifù ebbe una fifa pazzesca, e se la diede a gambe riuscendo a mettersi miracolosamente in salvo. Campò fino a novantasette anni, quando morì per eccesso di colesterolo aggravato da un attacco fulminante di gotta. Senza il suo sacrificio l’umanità non si salvò, ma i fifuisti lo adorano lo stesso. C’è chi non si spiega come sia possibile venerare una figura che ha molto dell’umano e pochissimo del divino. E i fifuisti ribattono: «Ma perché, un tipo così terribilmente simpatico, non è adorabile?».

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Accanto ad una canonica da pochi giorni era andato ad abitare un rabbino. Il parroco cercava in tutti i modi di fare gesti di solidarietà e gentilezza verso l’altro ministro di culto, in vista anche di una collaborazione ecumenica; ma il rabbino sembrava non accorgersene nemmeno e rimaneva chiuso nella sua casa e nella sua vita. Una sera al parroco viene una brillante idea: prende secchio, acqua e spugna e si reca nottetempo nel giardino dell’abitazione del rabbino per lavargli ben bene la macchina: “certamente gradirà il pensiero”. Lavora per due ore e gliela rende proprio lucida a puntino, poi si ritira a letto esausto. Il mattino dopo viene svegliato da un rumore di sega elettrica su metallo, si affaccia alla finestra e vede il rabbino che sta segando il cofano dell’auto del parroco. Sconvolto il prete grida: “ehi, ma cosa stai facendo? Io ti ho fatto un favore e tu ora distruggi la mia auto?” E il rabbino: “Taci! Tu hai battezzato la mia? Ora io circoncido la tua!!!”.

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Scherzo telefonico di Toti e Tata sulla fine del mondo

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Gem Boy – Il testimone di Geova

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